Della Prussia di Federico il Grande il conte di Mirabeau diceva che non «era uno Stato con un esercito ma un esercito che aveva conquistato uno Stato».
Naturalmente dopo gli ottanta anni trascorsi a battersi il petto per i crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi non torneranno mai a quel militarismo sfrenato, cominciato nel 1740 e conclusosi 200 anni dopo.
Ma la legge che obbliga i cittadini tedeschi tra 17 e 45 anni a un permesso federale per i viaggi all’estero superiori a tre mesi segna uno spartiacque. Sul riarmo i tedeschi fanno sul serio.
A quanto pare la martellante propaganda russofoba bipartisan ha dato i suoi frutti. Per quanto sia inverosimile che Vladimir Putin impazzisca e lanci un attacco convenzionale contro la Nato con le sue scarse e vetuste forze militari, il risultato è stato conseguito: in parecchi lo credono. Se così non fosse le reazioni sarebbero state ben più ostili e la mobilitazione di piazza imponente.
Immaginiamo cosa avrebbe fatto il celebre attivista del 1968 tedesco Rudi Duschke di fronte a tanto annuncio: ebbene, avrebbe messo a ferro e a fuoco le strade di Berlino. Ma non è successo. A sua volta l’industria metalmeccanica tedesca, messa alle strette dalla concorrenza cinese, è saltata prontamente sul carro della riconversione di alcuni suoi stabilimenti ad usi militari in attesa del fiume di miliardi che si riverserà sul comparto difesa.
Tutto questo imponente sforzo tedesco avverrà nel quadro istituzionale della Nato che, a dispetto delle minacce di Donald Trump, non vedrà un significativo disimpegno americano. L’Unione Europea invece, che da sempre vagheggia di rivendicare una competenza sull’esercito a 27, rimarrà a bocca asciutta.
E ben gli sta, poiché in politica estera mai come negli ultimi mesi si è rivelata l’insussistenza di una linea unitaria, con i paesi divisi tra una Spagna moralmente esigente e molti altri chiusi in un silenzio opportunista.
Quello a cui assisteremo è una reviviscenza degli Stati nazionali che concorderanno tra loro, anche oltre il quadro della Nato, una linea comune, trascinandosi dietro le rispettive clientele di stati minori. Gran Bretagna, Francia, Germania assumeranno sicuramente la leadership.
Ma veniamo all’interrogativo che agita un po' tutti i cittadini europei che non siano i tedeschi. Quanto cambiano i popoli? Azzarderei una risposta: solo in parte.
Lo si è visto nel 2014, all’epoca del centenario della Grande Guerra. I tedeschi hanno accolto con sollievo importanti libri di storici anglosassoni che assolvevano la Germania dall’accusa infamante di avere scatenato la Prima Guerra Mondiale.
Insomma, il militarismo nei suoi eccessi ha compromesso l’immagine della Germania all’estero, ma nemmeno troppo. Bismarck dichiarò che l’unificazione tedesca si sarebbe realizzata solo con «sangue e ferro» e non con la diplomazia. Così è stato. Insomma: non sottovalutiamo i geni più profondi dei tedeschi. Se adeguatamente sollecitati indurranno quel popolo a rimettersi l’elmetto in testa senza troppe storie. (riproduzione riservata)
*professore alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze