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Bce, quella di domani non sarà una banale riunione di routine
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Bce, quella di domani non sarà una banale riunione di routine

di Angelo De Mattia
MF - Numero 112 pag. 18 del 09/06/2021

Domani si riunisce il consiglio direttivo della Bce nella periodica seduta dedicata ai problemi di politica monetaria. Non si prevedono decisioni fortemente innovative, anche se non mancheranno le pressioni dell’ultima ora perché vengano dati dei segnali, benché non sostanziosi, di un non lontano avvio del rientro di qualche misura monetaria non convenzionale. Finora i sostenitori della linea del «rientro» dentro e, soprattutto, fuori della Bce non hanno (ancora) accentuato le loro pressioni. Hanno, tuttavia, fatto leva sulla risalita dell’inflazione per ricordare, in sostanza, che la politica monetaria accomodante si fonda sul target dell’inflazione fissato «intorno, ma sotto il 2%», per cui, se ci si avvicina a esso, bisogna tenere conto di ciò che la risalita comporta per le misure straordinarie oggi vigenti. La replica è stata che si tratta di aumenti transitori dovuti ai prodotti dell’energia e a quelli alimentari, destinati a essere, in prosieguo di tempo, riassorbiti; comunque essi non rispondono all’ottica di non breve termine secondo la quale il target dell’inflazione deve essere valutato. In ogni caso, la maggioranza del direttivo, a cominciare dalla presidente Christine Lagarde e dal membro italiano che è particolarmente autorevole, Fabio Panetta, non ritiene attuale il tema della revisione della politica accomodante. Si ipotizza che essa dovrebbe durare fino al marzo del prossimo anno, mentre sarà ancora vigente la sospensione, in particolare, del Patto di Stabilità. Si stima, però, che, se non altro nella conferenza-stampa che farà seguito come da prassi alla seduta del direttivo, saranno dati maggiori chiarimenti sulla linea della Bce, anche in relazione alle decisioni che la Federal Reserve adotta. A questo riguardo, deve essere ricordato che quest’ultima già contempla la fissazione di un target dell’inflazione (pure per essa vigente, anche se il suo mandato è insieme il mantenimento della stabilità dei prezzi e il sostegno all’occupazione) oltre il 2% e che il segretario al Tesoro Janet Yellen vede con favore un aumento dei prezzi per quel che significa ai fini della ripresa. Si potrebbe dire, tornando alla Bce, che essendosi avviata la ripresa nell’area, semmai questo sarebbe il momento di un’ulteriore spinta espansiva, di battere il ferro caldo, magari riprendendo l’esame dei tassi che penalizzano i depositi costituiti e chiarendo, con decisioni concrete, come nella « mission» si tiene conto del sostegno all’occupazione e del contrasto dei cambiamenti climatici, secondo quanto il governatore Ignazio Visco ha detto nelle recenti Considerazioni Finali nelle quali ha pure sostenuto che è condivisibile l’orientamento, negli Usa, da parte della politica monetaria, di mantenere la crescita dei prezzi su livelli moderatamente superiori all’obiettivo fissato per un certo periodo di tempo. La Bce ha promosso una revisione, ora in corso, della politica monetaria che si dovrebbe concludere a fine anno. Tuttavia, un riesame del target dell’inflazione non dovrebbe potere attendere questi tempi. Bisognerebbe decidere prima, anche per l’effetto-annuncio che si provocherebbe. Così come occorrerebbe dare qualche segnale concreto dell’auspicabile raccordo tra politiche economiche dell’area e politica monetaria. Resta il tema, solo sfiorato e solo dalla Bce a guida Lagarde, della possibile sintonia tra governo della moneta e Vigilanza bancaria. La riunione di domani è importante anche perché sarà seguita, prima della pausa estiva, solo dalla seduta del 22 luglio. Se innovazioni, pur non concretamente previste, vi fossero da introdurre nelle strategie e nell’operatività domani sarebbe la riunione più idonea, prima delle vacanze. In ogni caso, si tratterà di una seduta non di mera routine. (riproduzione riservata)



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