Nei giorni scorsi i mercati hanno aumentato le attese di un rialzo dei tassi Bce, come riflesso di un’intervista a Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della banca centrale. Schnabel si era detta a favore di una stretta come prossima mossa della Bce, sebbene non nell’immediato futuro.
Questo tipo di comunicazione ha anticipato le previsioni di un aumento dei tassi da parte degli analisti: le curve di mercato hanno così ipotizzato un rialzo già a fine 2026/inizio 2027, invece che tra metà 2027 e metà 2028 (quest’ultima è stata l’ipotesi considerata nelle nuove proiezioni Bce, chiuse prima dell’intervista di Schnabel).
Ma la linea del falco tedesco è stata poi smentita dal comunicato del consiglio direttivo Bce, dalla presidente Christine Lagarde e da altri banchieri centrali europei intervenuti dopo la riunione. Tutti concordi nel negare una direzione predefinita dei tassi. I governatori al contrario vogliono mantenere la «massima opzionalità» in un contesto economico e geopolitico incerto.
Lagarde ha respinto ogni indicazione preventiva sui tassi (forward guidance), rispondendo a domande sulle dichiarazioni di Schnabel. Il governatore francese François Villeroy de Galhau ha detto: «Saremo agili il più possibile nelle prossime riunioni. Esistono rischi in entrambe le direzioni per l’inflazione, ma in particolare al ribasso». Questo implica che per Villeroy è più probabile un altro taglio dei tassi invece di un rialzo.
Anche il governatore finlandese Olli Rehn ha detto nei giorni scorsi a Milano Finanza di vedere rischi di inflazione «leggermente orientati al ribasso». Il banchiere centrale austriaco Martin Kocher ha sottolineato che «le incertezze rimangono elevate. Ciò significa che esiste la possibilità di un ulteriore taglio, qualora fosse necessario, e la possibilità di un aumento, qualora fosse necessario».
In una situazione di questo tipo, i mercati prevedono che i tassi Bce resteranno stabili al 2% l’anno prossimo, senza tagli né strette. Anche gli economisti delle banche d’affari ritengono che probabilmente Francoforte non si muoverà, ma che nel caso sia più probabile una riduzione dei tassi. Bofa ritiene persino che sia più facile vedere due tagli piuttosto che un aumento.
Queste attese riflettono previsioni economiche di mercato in media più pessimistiche di quelle Bce. Le ultime proiezioni di Francoforte, pubblicate il 18 dicembre, hanno indicato uno scenario di base «goldilocks», cioè ideale, con un’inflazione vicino al target del 2% e un’economia vicina al potenziale dell’Eurozona. Ma anche Lagarde ha evidenziato che molti rischi possono far deragliare questo scenario base, come quelli legati alle tensioni commerciali, alla guerra in Ucraina, al cambio, all’energia e al piano fiscale della Germania.
Secondo le attese di base della Bce, l’inflazione resterà poco sotto il target del 2% fino al 2028. Francoforte non è preoccupata per questo undershooting perché è dovuto in buona parte ai prezzi dell’energia (l’inflazione core, al netto di energia ed alimentari, è prevista sopra il 2%). Le proiezioni sul carovita sono state alzate dalla Bce per la frenata inferiore alle attese di servizi e salari (soprattutto in Germania). Gli stipendi però rallenteranno nei prossimi mesi.
Inoltre le previsioni di Francoforte sono state condizionate dalla tempistica: se fossero rifatte oggi, di certo l’inflazione attesa sarebbe più bassa, a causa dell’andamento negli ultimi giorni delle curve dei tassi (in rialzo causa Schnabel) e dei prezzi dell’energia (in ribasso).
Quanto alla crescita economica, le proiezioni Bce hanno indicato una significativa revisione al rialzo, distribuita su tutto il triennio 2025-2027. È stato l’effetto del piano tedesco sulla difesa, degli investimenti nell’AI e anche della resistenza dell’export soprattutto nel settore chimico e farmaceutico (vista in Italia o nei prodotti per la perdita di peso). Ma l’effetto dei dazi deve ancora manifestarsi in pieno e la Cina potrebbe ulteriormente invadere il mercato europeo con prodotti a basso costo, tali da ridurre l’attività e il carovita.
In sintesi, nello scenario base tutte le stelle sembrano allineate per la Bce, ma i rischi sono rilevanti su inflazione e crescita, e sono soprattutto al ribasso secondo economisti e anche banchieri centrali come Villeroy.
Intanto, in tema di pagamenti, un passo avanti significativo è stato l’intesa del Consiglio Ue sull’euro digitale. Come anticipato su MF-Milano Finanza il 16 dicembre, i governi hanno definito un meccanismo (suddiviso tra Bce e Consiglio Ue) per fissare il tetto massimo agli euro digitali per persona. Il Consiglio Ue ha anche deciso il modello di remunerazione per le banche con un limite alle commissioni per i commercianti. La Bce ha così confermato che l’euro digitale potrà partire nel 2029 se il percorso legislativo Ue proseguirà secondo le aspettative. (riproduzione riservata)