I mercati sono ancora «vulnerabili» a nuovi shock dovuti a dazi e tensioni commerciali, anche a causa di valutazioni «tirate» legate a previsioni positive sull’economia. Lo ha sottolineato la Bce nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria.
«A inizio aprile i mercati globali hanno registrato forti perdite a una velocità preoccupante», ha rilevato Francoforte. «Sebbene a metà maggio gli asset rischiosi abbiano recuperato completamente le perdite iniziali, i mercati sono ancora molto sensibili alle notizie relative ai dazi».
In particolare secondo la Bce i mercati azionari restano «vulnerabili a brusche e improvvise correzioni, poiché le valutazioni sono ancora elevate e persistono preoccupazioni per le concentrazioni di rischio». Inoltre in un contesto di maggiore volatilità dei mercati, «potrebbero emergere le debolezze su liquidità e leva delle società non bancarie. Questo amplificherebbe gli shock».
Secondo l’analisi Bce, presentata dal vicepresidente Luis De Guindos, la volatilità di mercato è il riflesso di valutazioni alte e aspettative favorevoli sull’economia, unite a un’incertezza «enorme». Così per De Guindos «l’aumento delle frizioni commerciali e i relativi rischi al ribasso per la crescita economica pesano sulle prospettive della stabilità finanziaria».
Il presidente Usa Donald Trump non è stato citato esplicitamente ma la Bce ha precisato che «i frequenti cambiamenti e le inversioni di rotta nella politica tariffaria, insieme a cambiamenti significativi nel contesto geopolitico, potrebbero avere un forte impatto economico e finanziario. Sebbene gli squilibri macroeconomici globali rimangano una questione di vecchia data, non è chiaro se i dazi siano lo strumento più adatto per affrontarli».
Le tensioni commerciali possono incidere secondo Francoforte sulle imprese, data l’esposizione dell’economia europea alle esportazioni, e di conseguenza su occupazione e famiglie.
Ci sarebbe così un impatto anche per la qualità dell’attivo delle banche, anche se gli istituti sono sostenuti da una buona redditività e solidi livelli di capitale e liquidità.
Quanto ai governi, «l’aumento delle spese per la difesa potrebbe avere un impatto negativo sulle finanze pubbliche, anche se non si può escludere un impulso alla crescita». (riproduzione riservata)