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Bce lascia i tassi al 2,25% ma è pronta ad alzarli a settembre. Le attese dei mercati
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Bce lascia i tassi al 2,25% ma è pronta ad alzarli a settembre. Le attese dei mercati

23 luglio 2026, 21:00

L’ipotesi di un rialzo è stata considerata da alcuni governatori. Lagarde non lascia la presidenza prima del 2027

La Bce lascia i tassi al 2,25% ma si prepara ad alzarli nella prossima riunione di settembre, quando ci saranno nuove proiezioni macro e analisi aggiornate sull’impatto del rincaro di gas e petrolio per il conflitto in Medio Oriente. Già il 23 luglio la prospettiva di un rialzo dei tassi è stata considerata da alcuni governatori, anche se poi il consiglio direttivo ha scelto all’unanimità di aspettare i dati in arrivo, come ha detto la presidente Christine Lagarde.

I mercati scontano al 90% una stretta dello 0,25% a settembre, seguita da un'altra mossa tra fine anno e inizio 2027, con la possibilità di un intervento ulteriore il prossimo anno. I tassi dei titoli di Stato italiani e tedeschi a due anni sono aumentati di 5 punti base (al 3,08% e al 2,88%). I tassi dei Btp a dieci anni sono arrivati al 4,06%, mentre quelli dei Bund al 3,21% ai massimi dal 2011.

La guerra in Medio Oriente

Per la Bce il quadro si è di nuovo complicato con la rottura della tregua tra Usa e Iran che ha fatto di nuovo aumentare i prezzi del petrolio (ieri oltre 100 dollari al barile) e del gas (attorno a 62 euro al megawattora). Il riaccendersi del conflitto ha aumentato i rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita.

A Sintra, dopo l’accordo provvisorio tra Usa e Iran, Lagarde aveva parlato di rischi «più bilanciati». Questa terminologia è stata abbandonata e anzi si è ritornati allo scenario prima del memorandum of understanding tra Washington e Teheran.

Le prossime mosse di Francoforte

Più continuerà la guerra, più saranno inevitabili strette monetarie. Il consiglio direttivo Bce ha sottolineato che l’impatto inflazionistico del costo delle materie prime «deve ancora manifestarsi appieno». La banca centrale valuterà in particolare «l’intensità, la durata e la propagazione» dello shock dei prezzi di petrolio e gas.

Per il momento la Bce vede effetti indiretti dell’energia sull’inflazione (per esempio nei trasporti) ma non impatti di secondo livello (come quelli di una spirale prezzi-salari). Prima della riunione di settembre, ha precisato Lagarde, la Bce riceverà molti dati su inflazione, pil, aspettative dei consumatori, salari e indici Pmi.

La Bce ha ribadito di essere «in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza del conflitto» e di voler seguire un approccio «guidato dai dati» con decisioni «riunione per riunione».

Francoforte ha messo da parte le indicazioni prospettiche sui tassi (forward guidance), ma ha chiarito da tempo che una risposta «misurata» della politica monetaria è necessaria per scostamenti dal target del 2% anche non troppo persistenti. Incrementi significativi dei tassi sarebbero invece possibili in caso di rischi di disancoraggio delle aspettative di inflazione nel medio termine.

Le parole di Lagarde sul mandato e le nuove banconote

Lagarde ha risposto a una domanda sul possibile addio anticipato alla Bce, da lei ipotizzato nei giorni scorsi in un’intervista: «Non mi vedrete andar via prima del 2027. Quando ci sono nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave». Per la successione sono in pole lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, l’olandese Klaas Knot e in posizione più defilata il tedesco Joachim Nagel.

Intanto la Bce ha lanciato un sondaggio online (fino al 21 settembre) per scegliere la futura serie di banconote in euro tra i dieci disegni finalisti che si ispirano ai temi "Cultura europea" (con, tra gli altri, Maria Callas, Leonardo da Vinci e Ludwig van Beethoven) e "Fiumi e uccelli". L’emissione delle nuove banconote è attesa per l’inizio degli anni Trenta. (riproduzione riservata)



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