I dazi Usa avvicinano il taglio dei tassi Bce. I mercati vedono un’altra riduzione nel consiglio direttivo del 17 aprile. La probabilità scontata dagli operatori monetari ha sfiorato il 100% in mattinata, per poi scendere in serata attorno al 90%.
Il taglio è giudicato quasi certo perché i dazi saranno un colpo per la (debole) ripresa dell’Eurozona. La frenata dell’economia è considerata sicura se saranno confermate le tariffe. Alcuni economisti, come quelli di Citi e Barclays, hanno anche parlato di rischio recessione per l’area.
La Bce ha ipotizzato un impatto dello 0,3% per il pil dell’Eurozona nel primo anno dopo l’avvio di dazi Usa al 25% (non lontani dal 20% annunciato da Donald Trump nei confronti dell’Unione Europea). Il rallentamento salirebbe allo 0,5% in caso di controdazi Ue, anche se ieri i vertici europei hanno indicato di voler evitare una guerra commerciale.
La risposta europea sarà importante anche per determinare l’effetto sull’inflazione dell’Eurozona. La presidente Bce Christine Lagarde ha parlato di un possibile aumento del carovita dello 0,5% in caso di controdazi europei e indebolimento dell’euro. Ma per il momento non si è verificata nessuna delle due condizioni.
La moneta unica è scesa a 1,091 dollari, ma resta su livelli più alti di quelli prima del «Liberation day» del 2 aprile. Nel frattempo anche i prezzi di gas e petrolio sono calati e sui mercati europei potrebbe arrivare una grande quantità di prodotti cinesi a basso costo colpiti dai dazi Usa.
Così i rischi per l’inflazione nell’Eurozona sembrano soprattutto al ribasso, come ha osservato ieri il governatore greco Yannis Stournaras al Financial Times: «Un impatto negativo notevole sulla crescita potrebbe portare l’attività ad essere molto più debole del previsto, trascinando l’inflazione al di sotto dei nostri obiettivi».
Stournaras ha detto che i dazi sono uno «shock negativo della domanda» e possono pesare sul pil europeo tra 0,5 e 1%. Nelle ultime proiezioni macro di marzo la Bce ha previsto una crescita del pil dello 0,9% quest’anno (si veda grafico in pagina), inferiore al +1,1% indicato a dicembre.
Il governatore greco, al contrario di Lagarde, ha rilevato che «le tariffe sono sicuramente una misura deflazionistica» per l’Eurozona e ha aggiunto che le misure degli Stati Uniti sono state «peggiori del previsto» e hanno creato un grado «senza precedenti» di «incertezza politica globale» che pesa sull’attività economica.
Gli analisti di mercato stanno abbassando le stime di crescita e aumentando i tagli dei tassi attesi. La maggior parte degli economisti prevede ora una riduzione il 17 aprile. Fino a pochi giorni fa i mercati erano indecisi sulla mossa Bce. Ora gli operatori monetari prevedono, oltre al taglio del 17 aprile, altre due sforbiciate quest’anno.
Quanto agli Usa, i mercati scontavano ieri cinque tagli della Fed, sulla scia della frenata economica e dell’aumento delle probabilità di recessione. Rispetto all’Eurozona, tuttavia, i dazi dovrebbero aumentare l’inflazione negli Stati Uniti, rendendo più difficili i tagli della Fed.
Il presidente della Fed Jerome Powell ha detto nei giorni scorsi: «Gli aumenti delle tariffe saranno significativamente maggiori del previsto. Lo stesso vale probabilmente per gli effetti economici, che includeranno un aumento dell’inflazione e un rallentamento della crescita».
Powell ha precisato che «è molto probabile che le tariffe generino almeno un aumento temporaneo dell’inflazione», ma «è anche possibile che gli effetti siano più persistenti».
In questo scenario il presidente della Fed ha rilevato che «non è chiaro quale sia l’appropriato cammino della politica monetaria» e che «non c’è fretta» di agire. Secondo Trump invece «questo sarebbe il momento perfetto per tagliare i tassi». (riproduzione riservata)