Dazi e tensioni commerciali possono essere «una minaccia per la stabilità finanziaria» non solo per l’effetto diretto delle misure introdotte, ma anche per l’incertezza che produce un impatto negativo su economia, mercati e banche. Lo ha rilevato la Bce in un articolo della Financial Stability Review che sarà presentata oggi.
«L’aumento dell’incertezza può portare a bruschi cambiamenti nel sentiment che incrementerebbero la volatilità dei prezzi e amplierebbero i premi per il rischio, inasprendo le condizioni finanziarie», ha osservato la Bce. «Le società finanziarie potrebbero adeguare le partecipazioni in portafoglio, potenzialmente attraverso vendite ingenti, amplificando così lo stress finanziario».
I prezzi delle azioni europee sono «sensibili» agli sviluppi macro negli Usa e «i collegamenti tra i mercati azionari dell’Eurozona e degli Stati Uniti si sono ampliati negli ultimi anni». Di conseguenza per la Bce «il repricing del mercato rimane un rischio importante per la stabilità finanziaria dell’area euro e il potenziale di ulteriori shock della politica commerciale statunitense sui mercati rimane elevato».
In particolare i settori più esposti sono quelli automotive, dei prodotti di consumo, l’informatico, l’industriale, quello dei materiali e dei servizi finanziari.
Quanto al comparto bancario, l’incertezza commerciale fa aumentare gli accantonamenti sul credito, riduce la redditività e diminuisce la propensione a fare prestiti. Le riserve di capitale e di liquidità sono la prima linea di difesa delle banche per assorbire gli shock legati alle tensioni commerciali. Tuttavia, secondo la Bce, le banche «dovrebbero anche fare valutazioni regolari per identificare e valutare i pericoli». Inoltre gli istituti di credito dell’Eurozona «dovrebbero diversificare i portafogli per ridurre al minimo l’esposizione ai rischi commerciali». (riproduzione riservata)