La Bce ha «spazio per tagliare ancora i tassi». Lo ha detto il governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau. L’opinione è condivisa da molti banchieri centrali europei che hanno fatto intendere di essere pronti a un’altra riduzione dei tassi (ora al 2,25%) nel consiglio direttivo del 5 giugno.
I mercati già scontano una sforbiciata nella prossima riunione Bce e in tutto prevedono altre due-tre riduzioni quest’anno fino a tassi dell’1,5-1,75%.
I dazi americani sono una minaccia rilevante per la crescita europea, mentre i rischi per l’inflazione nell’area euro sembrano soprattutto al ribasso a causa dell’apprezzamento dell’euro, del calo dei prezzi dell’energia e dell’aumento dei tassi di mercato. Perciò secondo molti governatori ci sono le condizioni per ulteriori sforbiciate.
Il finlandese Olli Rehn ha giudicato possibile l’ipotesi di tassi sotto il livello neutrale, stimato tra l’1,75% e il 2,25%. Rehn, così come il capoeconomista Bce Philip Lane, non ha escluso nei giorni scorsi un maxi-taglio dello 0,5% (invece che dello 0,25%) anche se questa ipotesi è al momento poco probabile. Inoltre secondo Rehn la Bce potrebbe abbassare a giugno le previsioni di inflazione.
Anche Villeroy ritiene che non ci sarà un rialzo dell’inflazione «né quest’anno né il prossimo», mentre la crescita europea rallenterà pur senza finire in recessione.
L’olandese Klaas Knot è stato più cauto sui prezzi e ha osservato che l’inflazione scenderà nel breve termine ma nel medio termine il quadro «è molto meno chiaro» a causa del piano di spesa della Germania e della frammentazione delle filiere produttive dovuta alle tensioni commerciali. Perciò secondo Knot il consiglio direttivo del 5 giugno sarà «molto complicato».
Nella riunione potrebbero emergere divergenti opinioni sul carovita nel medio termine. Un altro falco, il lettone Martins Kazaks, ha detto che i tassi potranno scendere sotto il livello neutrale solo «se l’inflazione dovesse essere al di sotto dell’obiettivo in modo significativo e per un periodo di tempo prolungato» ma «al momento non è così».
Nei giorni scorsi il Fmi ha consigliato alla Bce di tagliare i tassi un’altra volta, fino al 2%, e di fermarsi a questo livello salvo nuovi shock. Nel frattempo il ministro dell’economia Usa Scott Bessent ha detto a Cnbc che gli europei «sono nel panico» e «non vogliono un euro forte», perciò la Bce taglierà ancora i tassi.
L’euro è salito a 1,139 dollari: il cambio era sotto 1,08 prima dei dazi annunciati il 2 aprile. Il presidente americano Donald Trump ha più volte invitato la Fed a prendere esempio dalla Bce nella riduzione dei tassi. Ma gli Stati Uniti con i dazi si sono messi in una posizione più difficile di quella dell’Eurozona poiché dovranno affrontare non solo una frenata del pil ma anche un probabile rialzo dell’inflazione.
La Bce sta monitorando anche l’andamento dei mercati. Ieri il vicepresidente Luis De Guindos ha sottolineato che la guerra commerciale «ha innescato le maggiori turbolenze dalla pandemia» e che «nonostante la resilienza del settore finanziario, questi sviluppi meritano un attento monitoraggio. I bruschi aggiustamenti dei mercati potrebbero diventare disordinati».
Inoltre per De Guindos «i conflitti commerciali potrebbero rappresentare una sfida per famiglie e imprese traducendosi in un aumento del rischio di credito per banche e soggetti non bancari» e «la combinazione di una crescita più debole e di un maggiore fabbisogno di spesa potrebbe aumentare le pressioni sulle finanze pubbliche». (riproduzione riservata)