Il rincaro dell’energia per la guerra in Medio Oriente ha allontanato l’economia dell’Eurozona dallo scenario «di base» della Bce e l’ha avvicinata a quello «avverso». Al momento, tuttavia, la banca centrale ha una posizione neutra sui tassi e quindi non ha una maggiore inclinazione ad aumentare i tassi. «Ci troviamo a metà strada tra lo scenario di base e quello avverso» delle proiezioni Bce, ha detto Lagarde a Bloomberg Tv da Washington, a margine delle riunioni del Fmi. Nell’occasione la presidente Bce ha risposto anche a una domanda sulla fine del proprio mandato e sulle voci di un addio anticipato: «Quando ci sono nubi all’orizzonte, il capitano non lascia la nave», ha precisato.
Ieri il petrolio era attorno a 95 dollari al barile, mentre il gas a 43 euro al megawattora. Questi numeri vanno confrontati con le ipotesi delle proiezioni di Francoforte. Nello scenario base la Bce ha indicato 81 dollari per il petrolio e 46 euro per il gas in media quest’anno (rispettivamente 119 e 87 nello scenario avverso). La Bce vede l’inflazione al 2,6% nell’area euro quest’anno nell’ipotesi baseline e al 3,5% in quelle avverse (con crescita rispettivamente a 0,9% e 0,6%). La banca centrale ha definito anche uno scenario «severo» con assunzioni ancora più negative ma al momento lontane (145 dollari per il petrolio e 106 euro per il gas).
Lagarde ha detto nei giorni scorsi che Francoforte potrebbe alzare i tassi «in modo misurato» anche se l’inflazione salirà sopra il 2% in modo «ampio ma non troppo persistente». Il focus della Bce sarà sugli effetti dello shock dell’energia. Se l’aumento dei prezzi fosse temporaneo e riguardasse solo petrolio e gas, Francoforte potrebbe «guardare oltre», cioè restare ferma sui tassi. Ma la banca centrale deve considerare anche l’impatto indiretto dell’energia (come quello sui prezzi delle aziende, del cibo e dei trasporti) e gli effetti di secondo livello (in particolare sui salari, nel caso si attivi una spirale con i prezzi).
I mercati scontavano ieri una probabilità del 30% di rialzo dei tassi nella riunione del 30 aprile. In totale sono attese due strette quest’anno con una probabilità del 20% di una terza mossa. Lagarde ha negato ieri che la Bce sia maggiormente propensa a una stretta. Data la grande incertezza sull’economia, «dobbiamo essere agili ed essere strettamente dipendenti dai dati», ha detto. «Questo non significa che andremo di sicuro in una direzione o nell’altra e non determina un percorso predefinito dei tassi».
Secondo Olli Rehn, governatore finlandese e membro Bce, l’accelerazione dell’inflazione dovuta alla guerra in Iran non rende «scontato» un aumento dei tassi. «Le decisioni non sono definite in anticipo», ha detto. «Sebbene un aumento dell’inflazione complessiva quest’anno sia inevitabile, non è ancora chiaro quale effetto avrà la guerra sull’inflazione nel medio termine». La Bce «monitorerà attentamente gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente e le ripercussioni sull’economia», ha aggiunto. L’aumento dei prezzi dell’energia non ha soltanto un impatto al rialzo sul carovita, ma anche al ribasso sulla crescita.
Intanto, in tema di banche, la Bce ha invitato l’Ue a varare regole che consentano di muovere capitale e liquidità infragruppo in modo più libero all’interno dei Paesi europei. Così potrebbe essere liberata liquidità per 230 miliardi. In tal senso la Bce ha chiesto «passi concreti» per una garanzia comune dei depositi (Edis) che agevolerebbe i flussi infragruppo. Il richiamo è arrivato nella risposta alla consultazione della Commissione Ue sulla competitività del settore bancario, che si aggiunge alle proposte della task force presieduta da Luis De Guindos.
La limitata integrazione cross-border, dovuta anche a «interessi domestici e politici», impedisce di ottenere tutti i benefici del mercato unico, secondo Bce. Francoforte ha chiesto inoltre di essere responsabile di una visione complessiva sui livelli di capitale delle banche. La Bce ha poi rilevato che servirebbe una maggiore armonizzazione delle regole in Europa, anche su governance e norme per l’idoneità dei manager (fit and proper), in particolare attraverso il maggior uso di regolamenti rispetto alle direttive. (riproduzione riservata)