La Commissione Ue presenterà una nuova proposta legislativa sulla garanzia dei depositi bancari in Europa che sostituirà quella nota come Edis (European Deposit Insurance Scheme), lanciata nel 2015 ma mai approvata a causa dell’opposizione di alcuni Stati, in primis della Germania. È quanto emerge nella bozza aggiornata della Commissione Ue sulla competitività del settore bancario, consultata da MF-Milano Finanza.
Nel documento, che sarà pubblicato venerdì 17 luglio, Bruxelles precisa di voler «sostituire la proposta Edis del 2015 con una nuova proposta mirata a rivedere e semplificare la normativa sulla garanzia dei depositi», al fine di «allineare meglio le responsabilità e il finanziamento delle misure di gestione delle crisi e di garanzia dei depositi, nell’ambito delle reti di sicurezza esistenti dell’Unione bancaria, sia a livello centrale che nazionale».
La proposta affronterà anche le vulnerabilità residue degli schemi di garanzia dei depositi (Dgs) in merito alle carenze di liquidità nelle crisi. L’obiettivo sarà «garantire che il fallimento di un gruppo transfrontaliero non crei distorsioni nei singoli Stati né oneri a carico dei sistemi di garanzia dei depositi e dei bilanci nazionali».
Questo «ridurrà la complessità derivante dall’attuale distinzione tra Dgs e fondi di risoluzione». L’ultima bozza Ue, rispetto alla prima riportata su MF-Milano Finanza il 18 giugno, ha aggiunto dettagli e chiarito la volontà di sostituire Edis con un nuovo testo.
In tema di titoli di Stato nei bilanci bancari, invece, la Commissione «proporrà ulteriori misure per affrontare il rischio di un’eccessiva concentrazione delle esposizioni sovrane e per incoraggiare ulteriormente la diversificazione dei portafogli di bond pubblici da parte delle banche». Nella prima bozza Bruxelles aveva anticipato l’intenzione di «considerare» interventi sui titoli di Stato.
Riguardo ai vincoli nazionali alle aggregazioni, la Commissione Ue sottolinea nell’ultima bozza che «ricorrerà agli strumenti di applicazione della legge qualora ci siano violazioni del diritto dell’Unione da parte degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda gli interventi in materia di fusioni e acquisizioni che rischiano di compromettere la libera circolazione dei servizi e dei capitali».
Nel testo sono confermati altri interventi, già indicati nella prima bozza, su piccole banche e requisiti di capitale di Basilea 3 (in particolare riguardo a società senza rating, mutui, credito specializzato e investimenti in software).
Intanto la Bce ha scelto 36 banche e fornitori di servizi di pagamento (Psp) europei che parteciperanno al progetto pilota sull’euro digitale. Tra questi ci sono le società italiane Isybank (gruppo Intesa Sanpaolo), Unicredit, Poste Italiane, Nexi, Banca Mps, Numia e Banca Sella. Nel gruppo c’è anche la lussemburghese Satispay Europe SA.
Il pilota inizierà a metà 2027 e durerà un anno. Al test parteciperanno anche lo staff dell’Eurosistema e commercianti selezionati secondo criteri che saranno comunicati in dettaglio dopo l’estate. L’Eurosistema ha ricevuto oltre 50 candidature da parte di Psp. «Il forte interesse del mercato per il progetto pilota dimostra la disponibilità del settore privato a impegnarsi attivamente», ha osservato Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce. «La fase di sperimentazione rappresenterà una preziosa occasione di confronto tra il mercato e l'Eurosistema», ha detto Chiara Scotti, vicedirettrice generale della Banca d’Italia.
Il progetto pilota utilizzerà una versione beta dell’euro digitale. Il regolamento Ue sulla materia è stato approvato nei giorni scorsi dal Parlamento Ue: ora è necessaria un’intesa nel trilogo con Commissione e Consiglio Ue, attesa entro fine anno. L’emissione dell’euro digitale è prevista per il 2029. (riproduzione riservata)