Il mercato energetico europeo è uno dei più grandi e sofisticati al mondo. Tuttavia, a differenza del settore finanziario, manca della struttura istituzionale che garantisce stabilità in caso di shock.
Nel settore bancario la fiducia è sostenuta dall’esistenza di banche centrali, un prestatore di ultima istanza che interviene per fornire liquidità e prevenire il collasso sistemico. Nel settore energetico non esiste un meccanismo del genere. L’assenza di una rete di sicurezza finanziaria lascia il mercato vulnerabile a volatilità e crisi che possono rapidamente sfuggire al controllo.
La crisi energetica del 2022 lo ha reso chiaro. Ciò che era iniziato come uno shock dell’offerta si è rapidamente trasformato in una crisi di fiducia e liquidità. I prezzi sono saliti a livelli senza precedenti, non solo perché il gas scarseggiava, ma perché il sistema stesso ha iniziato a bloccarsi.
Stimiamo che il 50-60% dell’aumento dei prezzi durante quel periodo avrebbe potuto essere evitato se l’Europa avesse avuto un quadro istituzionale simile a quello dei mercati finanziari.
L’offerta è importante, ma lo sono altrettanto fiducia e liquidità. Anche il sistema energetico europeo ha bisogno di un meccanismo e di un’istituzione di stabilizzazione del mercato, una Banca Europea dell’Energia, che possa fornire entrambi, per rendere i mercati energetici più affidabili e resilienti contro shock improvvisi.
Modellata sui principi delle banche centrali, opererebbe come un sistema regolamentato per standardizzare le operazioni e fornire liquidità dove necessario. Potrebbe impiegare strumenti simili a quelli utilizzati nei mercati finanziari: circuit breaker per placare la volatilità, strumenti di liquidità per sostenere le esigenze di finanziamento a breve termine e meccanismi per valutare l’affidabilità creditizia e stabilire i requisiti patrimoniali.
La Banca dell’Energia potrebbe presentarsi come una nuova istituzione indipendente o come agenzia specializzata sotto la supervisione della Banca Centrale Europea. In entrambi i modelli il suo ruolo sarebbe simile a quello della Bce nei confronti delle banche commerciali: garantire stabilità, affidabilità e fiducia nel sistema.
Alcuni potrebbero chiedersi se la Banca Europea per gli Investimenti non stia già svolgendo questo ruolo.
La Bei si concentra principalmente sul finanziamento di progetti a lungo termine, sostenendo le energie rinnovabili, le infrastrutture e l'innovazione. La Banca Europea dell’Energia invece si occuperebbe della liquidità a breve termine e della stabilità del mercato. Non entrerebbe quindi in competizione con la Bei, ma ne sarebbe complementare.
La Banca Europea dell’Energia potrebbe anche diventare un’iniziativa-faro del nascente Clean Industrial Deal dell’Ue. Migliorando la liquidità e riducendo il rischio sistemico, rafforzerebbe le condizioni di investimento e allineerebbe la politica energetica con l’agenda di competitività europea; inoltre rassicurerebbe i mercati, attirerebbe capitali privati e dimostrerebbe che l’Ue fa sul serio nel costruire l'architettura finanziaria necessaria per un futuro energetico sostenibile e competitivo.
Dopo la crisi energetica del 2022 abbiamo tenuto consultazioni informali con funzionari del Consiglio Europeo e della Commissione Ue, delineando la necessità di una garanzia finanziaria per i mercati energetici. Tuttavia l’idea di creare un’istituzione permanente per affrontare le debolezze strutturali a lungo termine non ha ricevuto molta attenzione.
Creare una Banca Europea dell’Energia richiederebbe volontà politica, chiarezza normativa e coordinamento tra le istituzioni esistenti. Ma l’alternativa (un altro ciclo di panico incontrollato del mercato ed esplosioni dei prezzi) sarebbe di gran lunga più costosa. È tempo di passare dall'improvvisazione alla preparazione: una Banca Europea dell’Energia sarebbe un passo fondamentale in questa direzione. (riproduzione riservata)
*presidente e ad di Met Group