Nel 2026 l’Eurozona dovrebbe beneficiare di una ripresa economica sostenuta dal piano di spesa tedesco «Sondervermögen» da 500 miliardi, con una crescita prevista dell’1% per il prossimo anno. Un clima di cui beneficerà l’intero continente, Italia compresa.
Queste le previsioni macro di Banca Akros per il 2026, che per quanto riguarda la penisola mettono in evidenza come - sulla spinta della domanda interna - la crescita del pil italiano sia vista in miglioramento dello 0,8%, risultato atteso anche per l’anno successivo. L’inflazione è attesa sotto il 2%.
Sul fronte dell’equity le top pick della merchant bank di Banco Bpm sul segmento large cap sono: Azimut, con target price a 40 euro; Campari (target price 7,5 euro); Lottomatica (27 euro); Saipem (3 euro); Stellantis (10,5 euro). Tra le mid cap vengono citate De Longhi (target price 42 euro), Ferretti (3,5 euro), Mfe (4,3 euro), Moltiply (57 euro) e Reply (180 euro). Tra le capitalizzazioni sottili spiccano Abp Nocivelli (target price 8,7 euro), Fila (12,5 euro), First Capital (29,3 euro), Generalfinance (23 euro) e Orsero (24 euro).
Dall’America, per adesso, gli esperti della merchant milanese non vedono rischi di bolle speculative dall’Ai, poiché i bilanci delle aziende del comparto rimangono solidi, anche se per alcune di esse sta crescendo il debito a supporto degli investimenti.
Nel reddito fisso Paolo Geuna, della struttura Cross Assets Products and Solutions di Akros, ha segnalato come potenzialmente interessanti le emissioni obbligazionarie di Stellantis (scadenza aprile 2032) e Lottomatica (maturità gennaio 2031).
Su questo fronte la preferenza dell’istituto per il 2026 cade sulle emissioni high yield, ritenute più interessanti per equilibrio tra rischio e rendimento. Poiché l’economia mondiale è vista in miglioramento, queste obbligazioni dovrebbero pagare ancora interessi elevati, oltretutto essendo per natura poco sensibili alle variazioni dei tassi. Numeri alla mano, il rendimento medio atteso è di circa il 5,7%. Preoccupate dai tassi elevati, negli ultimi anni le aziende di questo comparto hanno ridotto la durata del debito, quindi oggi questi titoli scadono prima (circa 3 anni di media), il che contribuisce ulteriormente a ridurre il rischio per i sottoscrittori.
Passando al debito subordinato, tra le migliori asset class del 2025, la riduzione dei rendimenti attesi è stata marcata (per gli At1, per esempio, dal 6,6% al 5,6%).
Le emissioni senior non-preferred hanno subito il payoff peggiore, dopo che la valutazione di questi titoli è stata recentemente impattata da una nuova normativa, Basilea IV/Crr3, entrata in vigore nel gennaio scorso, che rende meno vantaggioso per le banche detenere in pancia il debito senior non-preferred, in quanto il trattamento contabile per il rischio di credito è diventato decisamente più stringente.
Quindi, sebbene il premio offerto da queste emissioni sia attualmente basso (spread a circa 15 punti base) questo extra rendimento non è ritenuto sufficiente a compensare l’aumento dei costi sul capitale imposti dal nuovo regolamento. Secondo Akros un premio equo potrebbe essere tra 45 e 50 punti base e la necessità di rifinanziamento complessiva attesa nel 2026 potrebbe spingere in questa direzione. (riproduzione riservata)