I legali preparano la difesa. Ma questa volta non affiancheranno i clienti in aula: lo faranno sui mercati finanziari. Gli Stati europei sono pronti a ricevere 150 miliardi di euro dai soli prestiti di Safe, mentre la deroga al Patto di Stabilità gli consentirà di investire altri 650 miliardi. E poi c’è il nuovo target della Nato, che impone di spendere il 5% del pil nel settore, ben più del precedente 2%.
Una pioggia di investimenti, insomma, è pronta a riversarsi sulle aziende europee. Non solo della difesa, visto che quello della sicurezza nazionale è diventato un concetto ben più ampio, che ora ricomprende infrastrutture critiche come quelle energetiche, digitali o delle tlc. Senza dimenticare l’industria perché intere filiere in crisi, vedi auto e tessile, si preparano a riconvertire la produzione.
Gli avvocati hanno già intercettato il trend e sono al lavoro per accompagnare le aziende in questo percorso. I legali dovranno concentrarsi su temi come governance e compliance, oppure affiancare le imprese quando si tratterà di accedere ai bandi pubblici per la difesa. Un processo che vedrà gli studi accanto anche ai fondi di private equity, pronti a sfruttare l’occasione per valorizzare le partecipate del settore e rilanciare così le exit.
Ma il mondo legale è già pronto? «In Italia non esiste ancora una specializzazione formalmente definita come (civil) defence lawyer, ma gli studi più lungimiranti si stanno già organizzando in chiave multidisciplinare», spiega Barbara Pontecorvo, ceo di Pwc Legal. «Ne deriverà un cambiamento di ruolo profondo: il professionista del diritto non è soltanto esecutore, ma si trasforma in partner strategico delle imprese, aumentando l’impatto della professione nel business dei clienti».
Il problema è che la normativa è complessa, quindi i legali dovranno ampliare ancora le loro conoscenze. «Occorrerà integrare le competenze giuridiche e fiscali con altre diverse come cybersecurity, gestione del rischio e advisory finanziaria», sottolinea Pontecorvo. Così «il professionista del futuro sarà capace di portare al tavolo la competenza giuridica, tecnologica, organizzativa e strategica perché le sfide moderne non si fermano ai confini tradizionali del diritto».
Anche gli studi dovranno attrezzarsi. Quelli più strutturati si stanno già organizzando in team multidisciplinari - spesso con un coordinamento internazionale - per seguire l’intera riconversione. Ma ci sarà spazio anche per le boutique più piccole, che potranno ritagliarsi un ruolo in alcune fasi o nicchie del processo.
Certo, la concorrenza sarà spietata. «La competizione è destinata ad aumentare, ma la differenza sarà determinata dalla capacità di anticipare i trend, anche grazie alla capacità predittiva dell’AI, costruire competenze multidisciplinari e offrire un supporto realmente strategico», commenta l’ad di Pwc Legal. «In questo contesto non è più sufficiente reagire: è necessario accompagnare attivamente imprese e istituzioni nella costruzione di un sistema economico più resistente e competitivo».
Per gli studi legali sarà anche un’occasione per arrotondare il fatturato. Nel solo 2025, secondo il Consiglio Europeo, gli Stati membri hanno speso 381 miliardi per la difesa. Ben 40 miliardi in più del 2024, che era già il decimo anno di fila con un aumento degli investimenti nel settore.
Non è detto, però, che questa crescita continui in modo esponenziale. E lo dimostrano i ripensamenti su Safe del governo italiano, che potrebbe chiedere solo 5 dei 15 miliardi di prestiti a sua disposizione. Un dato comunque è certo: il mercato diventerà man mano più ricco, al pari dei compensi dei legali. (riproduzione riservata)