Audemars Piguet riscrive il lusso: così rinasce l’antica arte svizzera che crea orologi unici
Con Atelier des Établisseurs, artigiani, designer e maestri orologiai collaborano per realizzare creazioni in serie limitatissime, ispirate ai capolavori del passato e reinterpretate con tecniche contemporanee. Il risultato? Tre straordinari segnatempo che uniscono storia, innovazione e savoir-faire
Era il primo giorno di primavera del 2024. Ilaria Resta, da meno di tre mesi alla guida di Audemars Piguet, sedeva nel proprio ufficio a Le Brassus. Davanti a lei Sebastian Vivas, dal 2012 direttore dell’Heritage e del museo del brand, con il quale condivideva caffè e brioche, ideali per iniziare al meglio una giornata di lavoro. Il motivo dell’incontro? La potenziale acquisizione di una collezione di orologi della Maison, risalenti agli anni 40-80. Ma il meeting prese una direzione inaspettata. Di fronte alla varietà di forme, finiture e quadranti, alla ricchezza delle collezioni e alla bellezza di alcuni modelli, Resta chiese a Vivas: «Potremmo ricreare questi orologi?».

Prese così forma, in nuce, Atelier des Établisseurs, un progetto che la ceo intese subito come un approccio originale, agile e creativo al design e alla produzione, un modo di lavorare insieme per far rivivere un sistema storico chiamato établissage. «Fermiamoci un attimo su questo termine quasi intraducibile, così indissolubilmente legato all’orologeria svizzera nella regione del Giura, come il termine cabinotier per l’orologeria ginevrina», dice Vivas. «Si potrebbe riassumere così: decine di piccole botteghe indipendenti collaborano in rete, sotto la supervisione di un orologiaio établisseur, per co-creare orologi artigianali in esemplari unici o in serie molto limitate».

Il sistema dell’établissage raggiunse il suo apice nel XIX° secolo. A partire dalla rivoluzione industriale, l’orologeria svizzera adottò un sistema di produzione incentrato su grandi entità meccanizzate, in modo da creare orologi in grandi serie. Allora perché far rivivere una modalità operativa quasi scomparsa? «Quegli orologi sono stati creati in un mondo sul punto di scomparire», continua a raccontare Sebastian Vivas. «Audemars Piguet era un établisseur. Le sue creazioni nascevano da una rete di numerosi artigiani indipendenti, che spesso lavoravano in laboratori molto piccoli». Ridare vita a quel modo di lavorare agile, creativo e artigianale era affascinante e complesso: per i vari reparti, aggirare i processi significava non solo «disimparare», ma anche correre il rischio di svolgere male il lavoro. «Così, divenne gradualmente evidente che gli ultimi artigiani che lavoravano in modo tradizionale, senza progetti né scorte di pezzi di ricambio, erano gli orologiai restauratori legati al dipartimento Heritage».

Da qui, la nuova domanda di Ilaria Resta: «Perché non suggerire al team Heritage di creare nuovi orologi nel vero spirito dell’établissage?». Fu il battesimo di Atelier des Établisseurs, presentato a Watches and Wonders Geneva questo aprile. Grazie a questo progetto, il team della manifattura collabora con artigiani altamente qualificati per valorizzare il know-how antico e alcune tecniche che rischierebbero di andare perdute. Atelier des Établisseurs unisce diversi métier tradizionali (incisione, smaltatura, scheletratura, incastonatura, lavorazione delle pietre preziose) e li affianca a professioni moderne, dal design all’ingegneria. Ogni esperto che le padroneggia contribuisce a trasformare in una creazione unica ciascun orologio. Qui ha libero spazio la libertà creativa, che attinge all’immaginazione e al know-how di numerosi artigiani, sia all’interno sia all’esterno di Audemars Piguet.

Il risultato sono orologi prodotti in numero molto limitato, che uniscono precisione meccanica, raffinatezza estetica ed ergonomia. I calibri sono moderni, appositamente adattati, decorati a mano, rifiniti e incassati nel laboratorio all’interno del Musée Atelier di Le Brassus. Ispirate alle categorie che hanno arricchito l’heritage orologiero nei secoli, le creazioni rendono omaggio ai tanti artigiani che, nel tempo, hanno costruito la storia comune dell’orologeria. I primi modelli di Atelier des Établisseurs sono Établisseurs Galets, Établisseurs Nomade ed Établisseurs Peacock, che esprimono l’impegno di Audemars Piguet nel preservare il savoir-faire, la collaborazione creativa e l’innovazione tecnica. In francese «galet» indica il sasso levigato dalle acque; nello specifico, le pietre lisciate dalla risacca del Lac de Joux.

Établisseurs Galets si presenta, infatti, come una sequenza di pietre naturali, levigate, a partire dal quadrante, incorniciato da una cassa in oro giallo che misura circa 31 mm per 7,5 di spessore. Établisseurs Nomade è, invece, un omaggio ai pezzi pensati per essere usati in tasca o su un tavolo. Per crearlo, gli artigiani hanno impiegato un mix di metalli e di pietre naturali per dare vita a una cassa multifunzione che offre tre posizioni: aperta, chiusa, pendolo. Établisseurs Peacock, infine, è il tributo alla tradizione degli orologi segreti. Quando è chiuso, ricorda uno scarabeo, realizzato in oro bianco. Premendo in un punto particolare, le ali e la testa si aprono e compare un pavone in miniatura realizzato a mano. Tre creazioni che sono un ponte tra ieri e oggi, ispirate dall’eccellenza. (Riproduzione riservata)
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- Quali altre aziende dell'orologeria svizzera hanno adottato strategie simili per valorizzare il loro heritage?
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