skin track
La guerra dei dazi → VAI AL DOSSIER
Arriverà la stagflazione nell’Eurozona e negli Usa a causa dei dazi di Trump? Ecco le attese di Bce, Fed e dei mercati
Analisi Leggi dopo

Arriverà la stagflazione nell’Eurozona e negli Usa a causa dei dazi di Trump? Ecco le attese di Bce, Fed e dei mercati

21 marzo 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 04 aprile 2025, 17:40

Jerome Powell e Christine Lagarde avvertono: i dazi possono ridurre la crescita e aumentare l’inflazione negli Stati Uniti e nell’Eurozona. Si complica così il lavoro di Fed e Bce che potrebbero essere più caute nei tagli dei tassi  

Nel giro di poche ore le due maggiori banche centrali globali, la Fed e la Bce, hanno mandato un simile messaggio: i dazi potrebbero abbassare la crescita e alzare l’inflazione negli Stati Uniti e nell’Eurozona. Gli economisti hanno così cominciato a considerare l’ipotesi di una stagflazione.

Al momento questo scenario è giudicato poco probabile. Le due aree dovrebbero crescere quest’anno nonostante i dazi e il carovita non dovrebbe allontanarsi troppo dal target.

Ma di certo il lavoro delle banche centrali si potrebbe complicare molto se l’economia prenderà una direzione stagflattiva. L’obiettivo di riportare l’aumento dei prezzi al 2% con un soft landing sembrava ormai raggiunto, invece ora torna in discussione con le nuove politiche commerciali Usa.

La Fed rischia in particolare che l’aumento dell’inflazione ritardi o fermi del tutto i tagli dei tassi, andando peraltro contro l’esplicita richiesta del presidente Usa Donald Trump. Sarà più difficile per la banca centrale contrastare con le sforbiciate la frenata dell’economia.

Anche la Bce potrebbe essere più cauta nelle riduzioni a causa dell’incertezza. Il pil dell’area euro dovrebbe soffrire soprattutto quest’anno, in attesa che il piano della Germania su difesa e infrastrutture produca effetti positivi sull’economia, mentre ormai è chiaro che gli altri Stati dell’Eurozona (in primis Italia e Francia) non potranno aumentare molto la spesa, e di conseguenza lo stimolo per l’economia, a causa dei vincoli di bilancio. A poco servirà in tal senso il piano della Commissione Ue.

Il quadro negli Stati Uniti

La Fed ha abbassato le stime di crescita per quest’anno all’1,7%, dal precedente 2,1%, e alzato quelle di inflazione al 2,7%, dal 2,5%. Il rialzo del carovita atteso è «dovuto ai dazi», ha detto in modo diretto il presidente della Fed Jerome Powell, secondo cui i progressi nella discesa dell’inflazione «sono probabilmente ritardati per il momento».

Powell ha detto che «la cosa migliore da fare è aspettare in vista di una maggiore chiarezza» e che l’inflazione potrebbe svanire nel tempo senza azioni da parte della Fed. I membri della banca centrale Usa continuano ad aspettarsi due tagli dei tassi quest’anno. I mercati monetari ne scontano tre.

Gli analisti sono divisi. «Di fronte alla stagflazione, pensiamo che la Fed resterà in attesa», ha sottolineato BofA. Anche Berenberg ritiene che la Fed possa ora fermarsi grazie alla solidità dell’economia americana.

Per Citi invece le politiche di Trump avranno un forte impatto negativo sul pil Usa che secondo gli economisti della banca crescerà di solo l’1,2% quest’anno spingendo la Fed a cinque tagli da maggio (fino al 3-3,25%, dall’attuale 4,25-4,5%).

«Prima dell’avvio della presidenza Trump avevamo previsto un aumento del dei dazi medi degli Stati Uniti per quest’anno del 5-7,5%. Ma ora raddoppiamo la stima al 10-15%», ha rilevato Citi. «Ciò si tradurrebbe nel più alto tasso medio degli Stati Uniti dagli anni Quaranta. Le economie moderne non hanno mai visto tariffe così ampie». Inoltre per Citi «la fiducia è scesa e la spinta degli "animal spirits" dopo le elezioni di novembre si sta affievolendo».

Molte banche d’affari hanno abbassato le stime di crescita per quest’anno e hanno alzato le probabilità di recessione che ora vanno dal 20% di Goldman Sachs (invece del precedente 15%) al 40% di JpMorgan (invece del 30%). Il consenso di Bloomberg ritiene che ci sia una probabilità su quattro di contrazione dell’economia americana (si veda sul tema Milano Finanza del 15 marzo).

Il quadro per l’Eurozona

La presidente Bce Christine Lagarde ha mandato un messaggio simile a quello di Powell. Anche l’Eurozona, soprattutto in caso di controdazi, rischia minore crescita e maggiore inflazione.

«L’analisi Bce suggerisce che dazi Usa del 25% sulle importazioni dall’Europa ridurrebbero la crescita dell’area euro di circa lo 0,3% nel primo anno», ha detto Lagarde al Parlamento Ue, aggiungendo che i controdazi aumenterebbero l’impatto allo 0,5%.

«L’effetto maggiore sulla crescita si concentrerebbe nel primo anno per poi ridursi nel tempo, lasciando tuttavia un impatto negativo persistente sul livello della produzione», ha osservato Lagarde.

In un simile scenario le prospettive di inflazione diventerebbero «significativamente più incerte» secondo la presidente Bce. Nel breve termine «le misure di ritorsione dell’Ue e l’indebolimento dell’euro, dovuto alla minore domanda di prodotti europei da parte degli Stati Uniti, potrebbero far salire l’inflazione di circa lo 0,5%».

L’effetto, ha precisato Lagarde, si attenuerebbe nel medio termine a causa del calo dell’attività economica che ridurrebbe le pressioni inflazionistiche.

Si vedrà nei prossimi giorni se davvero l’Ue andrà avanti con i controdazi. Lagarde ha suggerito piuttosto di aumentare gli accordi commerciali con altri partner internazionali e di ridurre le barriere all’interno del mercato unico (un punto sottolineato anche da Mario Draghi e dal Fmi, si veda Milano Finanza del 22 febbraio).

Al momento l’inflazione dell’Eurozona non mostra segnali di rialzo: a febbraio è diminuita al 2,3%, ormai a un passo dal target, e secondo gli analisti il calo dovrebbe proseguire a marzo.

L’economia invece ha già vissuto un anno e mezzo di stagnazione (la “stag” di stagflazione) e finalmente sembrava pronta per una ripresa. Molte speranze sono ora legate al piano tedesco di spesa che dovrebbe però spingere il pil solo dall’anno prossimo.

Nel breve termine l’economia europea potrebbe pagare invece il rialzo dei tassi di mercato innescato proprio dal piano di Berlino. Incombe poi lo spettro dei dazi che già produce effetti negativi sulla fiducia. La Bundesbank non ha perciò escluso la recessione per la Germania nel 2025.

La Bce prevede comunque un aumento del pil dello 0,9% per l’Eurozona. I mercati monetari stimano probabile al 60% un taglio dei tassi Bce ad aprile e vedono in totale altre due riduzioni quest’anno (al 2%, dall’attuale 2,5%). Ma l’incertezza sulle mosse di Trump rende difficili le previsioni e spinge anche i banchieri centrali alla massima cautela. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza