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Argentina e Turchia, le grandi malate emergenti
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Argentina e Turchia, le grandi malate emergenti

di Richard Barley
MF - Numero 096 pag. 4 del 17/05/2018

Gli investitori sono nervosi, ma il contagio potrebbe essere un problema solo per chi presenta patologie pregresse

Chi sarà il prossimo? La paura del contagio sta nuovamente perseguitando i mercati emergenti, ma sono Argentina e Turchia a ritrovarsi in prima linea, mentre altri hanno preso le distanze. Lo scossone nei mercati emergenti innescato dal taper tantrum nel 2013 ha avuto l’effetto di puntare i riflettori sui Paesi con disavanzi delle partite correnti relativamente ampi. Come in questo caso, le turbolenze che hanno colpito Paesi vulnerabili al rialzo dei tassi negli Stati Uniti erano iniziate con collegamenti deboli, ma i tempi sono cambiati: gli obiettivi immediatamente ovvi da conseguire sono meno.
In questo momento, al centro dell’attenzione ci sono l’Argentina, dove quest’anno il peso è sceso di oltre il 23% sul dollaro e il Paese sta cercando il sostegno del Fmi, e la Turchia, dove la lira è calata di oltre il 15%. Entrambi si distinguono per disavanzi delle partite correnti stimati dal Fondo oltre il 5% del prodotto interno lordo: il dato più consistente tra i mercati emergenti che fanno parte del G20.La vulnerabilità di questi due Paesi è stata esacerbata da una serie di passi falsi nella politica interna, in particolare sulla politica monetaria. La Turchia, in particolare, deve affrontare una sfida di credibilità: il presidente Recep Tayyip Erdogan afferma di voler esercitare una maggiore influenza sulla politica monetaria, che ha portato la lira al minimo storico. Tuttavia, molte altre nazioni presentano deficit delle partite correnti ristretti rispetto al passato. Tenuto conto di quanto accaduto nel 2013, questa volta le relative valute si trovano meno sotto pressione. In base ai numeri del Fmi, il Sudafrica, per esempio, ha registrato un disavanzo delle partite correnti pari al 5,9% del pil e il rand è sceso di circa il 20% sul dollaro nel 2013. Ma il deficit previsto per il 2018 è sostanzialmente minore - pari al 2,9% - e si registra entusiasmo circa il cambiamento politico ed economico che il nuovo presidente Cyril Ramaphosa dovrebbe apportare; il rand ha polverizzato i guadagni sul dollaro di quest’anno, ma a maggio risulta in calo di appena lo 0,5%. In America Latina, i disavanzi delle partite correnti per Messico e Brasile sono attesi sotto il 2% del pil.


I deficit non sono l’unica fonte di preoccupazione. La Russia ha un surplus, ma quest’anno il rublo è stato martoriato da nuove sanzioni statunitensi ed è in ribasso del 7,5% sul dollaro. In particolare, tuttavia, ha rimbalzato dai minimi e a maggio è leggermente in rialzo, nonostante le perturbazioni si siano date appuntamento sui mercati emergenti, sostenute dal rialzo dei prezzi del petrolio. Il che, a sua volta, può pesare sui deficit degli importatori di greggio. E poi c’è la politica, una potenziale preoccupazione per gli investitori in Brasile e in Messico, dove si profilano le elezioni.


Un ulteriore rialzo del dollaro e dei rendimenti dei Treasury statunitensi porranno una maggiore pressione sui mercati emergenti in generale. Per ora, però, Turchia e Argentina sono state prese di mira in quanto si distinguono rispetto agli altri mercati emergenti. Gli investitori hanno ragione a essere nervosi: sono le prime crepe di una crisi più ampia, ma il contagio dovrebbe essere un problema solo per chi presenta patologie pregresse.
Traduzione di Giorgia Crespi


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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