Ci sono dei «maestri», come li chiama lui, con cui Alessandro Benetton - secondogenito del geniale fondatore del gruppo dei maglioncini colorati di Ponzano Veneto, Luciano Benetton - ha disegnato la traiettoria della propria vita e della propria carriera imprenditoriale. Figure a cui ispirarsi specialmente nei momenti più importanti, quando bisogna prendere decisioni e si vuole farlo cercando di non tradire anche quelle spinte interiori o intuito per cui spesso nel proprio percorso si cerca conferme in persone che ognuno si sceglie come mentori.
Uno degli«otto maestri» di Benetton è stato Amadeo Peter Giannini. È il banchiere di origini genovesi che nel 1904 fondò la Bank of Italy, ribattezzata 20 anni più tardi Bank of America, oggi il secondo istituto di credito più grande degli Stati Uniti per attivi. Quello che nello tsunami del 2008 dei mutui subprime salvò la blasonata Merril Lynch. Pochi sanno che Giannini fu il primo a offrire servizi bancari. È considerato l’inventore delle moderne pratiche bancarie.
Fu il primo, ad esempio, a finanziare la vendita a rate delle automobili, ma soprattutto il primo a concepire la banca come un bene di largo consumo, un servizio per tutti, non soltanto per le classe agiate. È da una crisi che nacque la traiettoria della vita del banchiere genovese. E della moderna BofA. Il terremoto di San Francisco del 1906 che distrusse 50 mila case, uffici, alberghi ed edifici pubblici, colpendo proprio quella clientela formata da umili artigiani e commercianti che non trovavano credito in altri istituti e che Giannini invece finanziava.
Il banchiere rilanciò: prese un tavolo, lo piazzò in mezzo alla folla dei sinistrati, ci mise sopra il cartello «Bank of Italy: aperto ai clienti» ed incominciò ad offrire soldi per la ricostruzione. Finanziando la bontà del progetto, in assenza di quelle garanzie che il terremoto aveva spazzato via. È cosi che la vita di Giannini - assieme alle esistenze di altri giganti dell’arte, dell’architettura e dello sport (come Andy Warhol, Tadao Andõ e Michael Schumacher) ma anche di personaggi meno conosciuti come Emilie Floge (l’imprenditrice austriaca musa dei quadri di Gustav Klimt) e i surfisti Kelly Slater e Bethany Hamilton, diventa una lezione per Benetton. Insegnamenti utili sul lavoro, così come nella vita. Figure che ora il presidente di Edizione racconta nel nuovo libro, edito da Mondadori, «Mai fermi. Otto punti fissi per la tua traiettoria». Ci sono anche il padre Luciano e i tre figli.
Benetton racconta a Milano Finanza come la lezione del banchiere filantropo Giannini sia entrata nella sua 21 invest, gruppo di private equity fondato a Trevisto nel lontano 1992 a 28 anni e che oggi, con 19 società nel portafoglio di sette fondi e uffici a Milano, Parigi e Varsavia, gestisce in tutto 1,2 miliardi di euro di masse in totale. La lezione di un «maestro» che lo ha portato nel 2015 a investire nel gioiellino siciliano del pharma Sifi e ad entrare, unico fondo di private equity al mondo, nella Shared Value Initiative, la community globale dell’economista di Harvard Michael Porter, impegnata a promuovere l’adozione di pratiche e strategie volte alla creazione di valore condiviso. Sifi è una delle aziende italiane di punta del settore oftalmico e fattura oltre 100 milioni. Una realtà da cui 21 Invest è appena uscita vendendo il proprio 49% al colosso spagnolo Faes Farma.
L’sgr ha incassato circa 250 milioni. Sifi è il gruppo che la scorsa estate era salito agli onori della cronaca per aver fornito un collirio con il farmaco Akantior all’atleta italiana del pentathlon moderno Alice Sotero, permettendole di curare una rara infezione corneale che può causare cecità, consentendole così di partecipare in zona Cesarini alle Olimpiadi di Parigi. «Uno dei miei scopi era dimostrare che la finanza non deve per forza essere speculazione o massimizzazione dei profitti: può esistere anche una finanza votata allo shared value, che si mette al servizio dell’industria e delle imprese per renderle più solide, competitive, sostenibili», spiega il presidente di Edizione.
«Giannini aveva a cuore l’innovazione in campo biomedico» e «Sifi, una società con sede alle pendici dell’Etna, punta a innalzare la qualità della vita delle persone occupandosi dei loro occhi». «Una decina di anni fa - prosegue - l’azienda era alle prese con un delicato passaggio societario e stava cercando un partner che potesse subentrare ad alcuni soci di minoranza e fornire capitali freschi, per supportare una grande sfida. Creare un farmaco per una malattia orfana, come in gergo si chiamano quelle talmente rare che per le grandi aziende non è conveniente studiarle a fondo e per le quali, di conseguenza, non esiste trattamento specifico. La malattia in questione è la cheratite da Acanthamoeba, un’infezione molto rara che può colpire la cornea di chi utilizza lenti a contatto, portando addirittura alla cecità. 21 Invest aveva ben chiaro l’ambizioso obiettivo quando ha scelto, nel 2015, di entrare nel capitale».
E quindi, quali sono state le prime scelte? «Abbiamo subito rinforzato il management e attivato una partnership strategica - aggiunge - con un gruppo farmaceutico internazionale di primissimo livello. Lo scopo era favorire l’espansione all’estero. Una società in salute può meglio sostenere le ingentissime spese di ricerca e sviluppo necessarie per mettere a punto un nuovo farmaco. Nel contempo, varie linee di ricerca sono arrivate a conclusione ed è stato possibile lanciare nuovi prodotti, rivitalizzando e ampliando l’offerta. Inoltre, grazie a diversi investimenti, lo stabilimento di Sifi è diventato uno dei più all’avanguardia, attirando l’interesse di alcune multinazionali del settore, con cui l’azienda ha stretto accordi di produzione».
Con l’innovazione sono arrivati anche i risultati. «Mentre gli scienziati erano al lavoro - spiega ancora Benetton - la società è cresciuta: nel 2015 solo il 30% del fatturato proveniva dall’estero, nel 2024 quella percentuale è salita al 65; sono state aperte filiali in Spagna e in Turchia, in Francia è stato acquisito un portafoglio prodotti, mentre in Cina e negli Emirati sono state potenziate le vendite attraverso due jv. Il tutto con un occhio alla sostenibilità, e infatti Sifi ha meritato la certificazione Iso 14001, che assevera la sua attenzione nella gestione ambientale». Nel 2024 - conclude l’imprenditore - il lieto fine: Akantior, il farmaco contro la patologia orfana cheratite da Acanthamoeba, ha avuto il via libera per la commercializzazione in Europa».
L’orizzonte d’investimento di 10 anni non appartiene al tradizionale arco temporale delle exit del private equity, ma per Benetton il progetto dell’impatto sociale in Giannini-style era un altro. «Sostenere una partecipata per un periodo così lungo va al di là del contributo che di solito offrono i fondi d’investimento, ma ne sono particolarmente fiero perché non capita tutti i giorni di inaugurare una nuova era nel trattamento di una malattia. La storia di Sifi dimostra che la responsabilità sociale, se trattata con la dignità che merita, ovvero integrata con il core business aziendale, può diventare una potente fonte di innovazione, un vero e proprio vantaggio competitivo». (riproduzione riservata)