Le imprese italiane «accelerano gli investimenti in intelligenza artificiale ma non trovano le professionalità necessarie per gestirla». Questo è l’allarme lanciato dall’Ufficio Studi di Confartigianato.
Entrando nel dettaglio, il 71,8% delle imprese tricolore ha effettuato investimenti in almeno uno degli ambiti della transizione digitale, dall’adozione di tecnologie digitali alla loro integrazione nell’organizzazione, fino allo sviluppo di nuovi modelli di business basati sul digitale. La propensione a investire sale al 73,4% nei servizi e si attesta al 70,8% nella manifattura, utility e costruzioni.
D’altro canto, nel corso del 2025, su 621 mila richieste di lavoratori con competenze digitali avanzate, ben 316 mila, pari al 50,8%, sono risultate di difficile reperimento. Tanto che la mancanza di personale qualificato viene indicato dal 58,6% delle imprese come principale ostacolo ad utilizzare l’AI, segnala Confartigianato. Come ostacoli seguono, poi, la carenza di chiarezza legislativa, indicata dal 47,3%, l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari, dal 45,2%, le preoccupazioni per privacy e protezione dei dati, dal 43,2%, i costi elevati, dal 43%, e le considerazioni etiche, dal 25,7%.
Secondo il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, la sfida dell’AI si può vincere puntando soprattutto sul nodo competenze: «Occorre rafforzare la formazione, il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese e garantire anche alle micro e piccole aziende l’accesso alle professionalità necessarie». Si tratta delle competenze per l’utilizzo e l’integrazione nei processi aziendali di intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.
L’indagine condotta da Confartigianato si sofferma anche sulle specificità territoriali lungo tutto lo Stivale. La Lombardia svetta per numero di lavoratori con competenze digitali avanzate che le imprese faticano a trovare: sono 60.960 professionalità introvabili sulle 121.440 richieste, pari al 50,2%. Al secondo posto in classifica si colloca la Campania, con 31.130 figure difficili da reperire su 66.950 richieste da parte delle imprese, pari al 46,5%. Medaglia di bronzo per il Lazio, dove mancano all’appello 30.780 lavoratori su 66.760, il 46,1%.
Entrando ancora più nello specifico dei dati territoriali di Confartigianato, in cima alla graduatoria provinciale per numero di lavoratori difficili da reperire, c’è Milano, con 29.840 competenze introvabili su 64.320 entrate, pari al 46,4%. Segue, a non troppa distanza, Roma, dove le imprese cercano senza successo 24.580 figure professionali nel mondo dell’AI su 55.240, pari al 44,5%. Mentre Napoli registra 16.200 lavoratori difficili da trovare su 36.010, pari al 45%. (riproduzione riservata)