L’adozione dell’AI sta crescendo rapidamente nelle imprese europee, ma «l’utilizzo intensivo che guida la trasformazione e genera vantaggi macroeconomici rimane raro». È quanto emerge da un’analisi di alcuni economisti della Bce.
Secondo un’indagine di Francoforte su oltre 5 mila aziende nell’Eurozona nell’ultimo trimestre del 2025, oltre il 70% delle imprese utilizza l’AI, ma la maggior parte in modo moderato. Solo il 7% ne fa un uso intensivo, più comune tra imprese giovani e orientate ai servizi.
L’intelligenza artificiale è considerata un motore di crescita della produttività. Tuttavia «la semplice adozione dell’AI non garantisce miglioramenti misurabili nell'efficienza delle aziende. Ciò che conta è l'uso che viene fatto della nuova tecnologia», osservano gli autori.
«Le aziende che applicano l’AI ai processi chiave tendono a generare più valore rispetto a quelle che ne limitano l’utilizzo a compiti periferici o di routine». Un uso intensivo, soprattutto se legato all'innovazione e all’espansione di prodotti e servizi, ha maggiori probabilità di incrementare la produttività e sostenere la crescita economica.
Finora, tuttavia, pochissime imprese europee utilizzano l’AI in modo intensivo. «Le imprese in una fase iniziale di adozione citano spesso la riduzione dei costi e il miglioramento dell’efficienza operativa come motivi principali per l’utilizzo dell’AI», sottolineano gli economisti Bce. «Gli utenti intensivi sono più spesso motivati dalla crescita e dall’innovazione».
L'Italia e l'Europa rischiano di restare indietro come è accaduto con internet negli anni Novanta, quando si sono accumulati ritardi che hanno poi frenato la produttività per decenni.
Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta ha ricordato nelle ultime Considerazioni Finali che «c’è ancora tempo» per evitare di ripetere l'esperienza. «Nelle grandi rivoluzioni tecnologiche i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle. È su questo terreno che si deciderà la crescita futura», ha detto.
Tuttavia il potenziale «non si realizzerà automaticamente» ma «dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese, a partire da quelle medie e piccole, e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi».
In gioco c’è la crescita futura e l’incremento della produttività del lavoro, tra lo 0,2% e l'1% all'anno. Secondo i calcoli Bankitalia, nello scenario più favorevole l'intelligenza artificiale potrebbe più che compensare il calo del pil potenziale dovuto alla contrazione della popolazione in età da lavoro.
Al momento però la diffusione dell’AI nelle aziende è contenuta anche in Italia. Ci sono «ostacoli significativi soprattutto tra le imprese minori» come costi elevati e competenze necessarie, ha detto Panetta.
Perciò «l'intervento pubblico può essere decisivo» secondo il governatore di Bankitalia che ha suggerito l'avvio di strutture per far nascere imprese innovative e accompagnarle nella crescita. Lo Stato può anche agire da «committente primario dell'innovazione». Panetta ha osservato che «non servono ingenti risorse pubbliche», ma «una strategia coerente e sostenuta nel tempo». (riproduzione riservata)