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Adesso Scannapieco faccia chiarezza  sul mandato della Cdp
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Adesso Scannapieco faccia chiarezza sul mandato della Cdp

di Angelo De Mattia
MF - Numero 104 pag. 20 del 28/05/2021

La Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), sotto la guida del neoamministratore delegato Dario Scannapieco, non registrerà il ritorno, come qualcuno ha scritto, alla vecchia Cassa concentrata quasi esclusivamente nel finanziamento degli enti territoriali. Scannapieco ha una cultura sia del «pubblico» sia del «privato». Gli anni della vice presidenza della Bei gli hanno consentito di estendere la sua competenza, integrando un già importante curriculum, a livello internazionale. È pur vero che il governo Draghi ha proceduto alle nomine per le Ferrovie e per la Cdp senza una preventiva, precisa indicazione di criteri e requisiti (che riguardino tutti gli incarichi pubblici) accompagnata da un indirizzo ai nuovi organi. Questa resta una non sottovalutabile carenza. Tuttavia, soprattutto nel caso Scannapieco, si potrebbe dire che la nomina parla di per sé a proposito dei requisiti che si richiedono per un esponente di quella che, certo impropriamente, viene a volte definita la «banca di Stato». E la sua azione sarà valida non solo per il sostegno che Scannapieco darà alla spinta dell’economia che, nella fase di contrasto e di uscita dalla pandemia, diviene l’aspetto principale degli impegni della Cassa, insieme con la tutela della sua stabilità e la protezione del risparmio postale degli italiani impiegato dall’Istituto. La gestione del «patrimonio destinato» con risorse pubbliche per 43 miliardi per il rafforzamento, in particolare, delle grandi imprese sarà uno dei banchi di prova. La Cdp può dirsi, nella sostanza, anche una specie di «fondo sovrano», per cui una iniziativa istituzionale per la costituzione di un tale fondo apparirebbe troppo precipitosa. Ma sarà opportuno che il nuovo amministratore delegato metta ordine, dal punto di vista strategico e operativo, nel complesso delle iniziative e delle partecipazioni della Cassa; soprattutto che contribuisca a fare chiarezza, insieme con gli organi istituzionali competenti, sul mandato dell’Istituto: un tema, questo, che da lungo tempo si è restii ad affrontare da parte di tutti i governi. Eppure la qualifica di «intermediario finanziario non bancario», in base all’art. 107 del Testo unico bancario, è inferiore all’effettiva operatività e alle potenzialità della Cdp. D’altro canto, bisogna prestare molta attenzione perché non sia messa in discussione, con eventuali operazioni non ben valutate, la sua collocazione al di fuori del perimetro del debito pubblico, conseguita anche per la presenza essenziale nel suo capitale delle Fondazioni di origine bancaria con il 15% circa. Occorre guardare con attenzione alla normativa sulla concorrenza e sul libero mercato, anche se organismi non molto diversi dalla Cassa operano pure in altri Paesi Ue. Un rafforzamento di questa plurisecolare istituzione non contrasta, anzi richiede organicità, migliore definizione e coordinamento delle singole attribuzioni, sulla scia pure della qualifica, recentemente conferitale, di Istituto nazionale di promozione che, però, va disaggregata in specifici contenuti. Con il consiglio di amministrazione e il presidente, Scannapieco presenta tutti i presupposti per affrontare questi impegni che sono delle vere e proprie sfide. Sarà valutato sui risultati, anche con riferimento alla sua autonomia intellettuale e al riconosciuto livello della sua competenza. L’essere stato ritenuto vicino al premier Mario Draghi non significa affatto che sulla Cdp si avvii una sorta di eterodirezione. Sarebbe in contrasto con i ruoli autonomamente ricoperti sinora da Scannapieco. Non resta, dunque, che fare gli auguri al neo esponente, innanzitutto nell’interesse del Paese. (riproduzione riservata)



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