È morto a 90 anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani e figura di riferimento del diritto civile e privato. Nato ad Avezzano il 5 aprile 1936, è stato accademico dei Lincei, docente universitario e autore di opere che hanno segnato il dibattito giuridico contemporaneo.
Allievo di Emilio Betti, divenne professore ordinario nel 1968 e insegnò nelle università di Sassari, Parma, Perugia e Torino, prima di approdare nel 1977 alla Sapienza di Roma. Qui formò generazioni di giuristi, magistrati e avvocati, dando vita a una scuola destinata a lasciare un’impronta duratura.
Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici e già membro del Consiglio nazionale forense, ha ricoperto numerosi incarichi di prestigio nel mondo accademico e professionale.
Studioso capace di coniugare tecnica giuridica e riflessione filosofica, Irti ha firmato saggi di grande rilievo come Nichilismo giuridico, Diritto senza verità e Il salvagente della forma. Alla guida dello Studio Legale Irti ha seguito importanti gruppi industriali e finanziari, svolgendo un ruolo significativo anche durante la stagione delle privatizzazioni.
Irti ha ricoperto anche incarichi di vertice nel mondo economico e pubblico: è stato presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del cda dell’Iri e del Comitato per le privatizzazioni. Dal 1985 al 1987 è stato consigliere comunale di Roma, eletto nelle liste del Partito liberale italiano. È stato inoltre condirettore di importanti riviste giuridiche.
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, lo ha ricordato come una figura di straordinaria cultura giuridica e umana, sottolineandone il contributo al dibattito sulle trasformazioni del sistema bancario italiano e il rigore che ha sempre contraddistinto il suo impegno professionale.
«Con la scomparsa di Natalino Irti perdiamo una delle più autorevoli figure della cultura giuridica contemporanea. Un maestro del diritto, un intellettuale capace di leggere come pochi le trasformazioni della società e delle istituzioni, un punto di riferimento per generazioni di studenti». Così, in una nota, il ministro dell’università e della ricerca, Anna Maria Bernini
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