All’imminente riapertura delle scuole gli alunni troveranno la novità dell'insegnamento, nei due cicli scolastici, dell’educazione finanziaria come parte dell'educazione civica. Dopo dibattiti, studi e proposte si è arrivati alla legge e fra poco inizierà una fase che si potrebbe ritenere anche di sperimentazione «in statu nascenti».
Sono di dominio pubblico le statistiche che collocano l'Italia nella parte bassa delle graduatorie internazionali per la diffusione dell'alfabetizzazione finanziaria. Le indagini Ocse-Pisa presentano un quadro non esaltante per le conoscenze degli studenti in questo campo.
Non sono mancate nell’ultimo decennio iniziative - ad opera del settore pubblico e del sistema bancario - per un miglioramento delle competenze possedute in materia anche, ma non solo, dagli alunni. I risultati per ora si manifestano lentamente, per cui appare necessario rafforzare l’azione di «education», a cominciare dalla scuola.
Alcuni osservatori, tra i quali chi scrive, avrebbero voluto che l’educazione finanziaria fosse materia di insegnamento autonomo nei programmi scolastici. È prevalsa però l’opzione, almeno in una fase iniziale, del suo inquadramento nell’educazione civica anche per i legami non sottovalutabili con quest’ultima.
Ora però ci si interroga su come questa materia sarà concretamente insegnata, tenuto conto anche degli indirizzi dell'apposito comitato insediato presso il Tesoro, sulla preparazione dei docenti, sulla capacità di suscitare un forte interesse degli allievi evitando di cadere nell’aridità di una trattazione astratta nelle non molte ore saranno dedicate alla materia.
Sarebbe opportuno integrare la docenza con l’apporto di esperti esterni, intervistati in classe dagli stessi allievi, così come organizzare visite a istituzioni pubbliche con attribuzioni in materia, a banche e ad altri intermediari. Il «fil rouge» deve essere l’uso consapevole del denaro, l'importanza del risparmio e della sua tutela, ma anche del suo impiego.
Un capitolo a parte riguarda l’utilizzo del denaro per finalità illecite, il riciclaggio e l’autoriciclaggio, in generale le connessioni con le diverse forme di criminalità. Certamente sono fondamentali le conoscenze di base, come il calcolo degli interessi, del capitale eccetera; esse si collegano alla matematica e ad altre materie ed è bene far capire i legami, ma non ci si potrà fermare qui.
È altrettanto necessario stimolare la curiosità insieme con un interesse diretto che diventa maggiore di pari passo che si sale nei cicli scolastici fino agli ultimi anni, per esempio, dei licei. Una storia della moneta - che trovi agganci nella storia «tout court» delle prime monete e, poi, della Grecia e di Roma - può essere presentata per far meglio comprendere la situazione attuale, a proposito della quale sarà bene illustrare l’intervenuta evoluzione con l'euro e la stessa prospettiva dell'euro digitale.
Far conoscere come funzione il sistema dei pagamenti non può essere trascurato. Si osserva che, in questi ultimi tempi, anche giovani minorenni vengono attratti dalle criptomonete: una spiegazione di ciò che sono e dei rischi dell'investimento in esse non può mancare. Un impiego non consapevole del denaro può portare a contatti con il mondo del gioco d'azzardo, per non dire della droga, dell'usura e della criminalità in generale.
In sostanza, l’insegnamento in questione, insieme con l'educazione civica, può diventare una palestra in cui ci si addestra ad affrontare da cittadini la vita di relazione. Andando oltre l’innovazione scolastica, dal momento che l'educazione in materia riguarda tutte le età, occorre che le istituzioni competenti e il mondo bancario-finanziario valutino quali innovazioni introdurre per conseguire risultati positivi tangibili in una materia in cui rientrano le diverse forme di tutela del consumatore.
Tutto si tiene anche in questo campo. Esistono le norme che tutelano l’utente-risparmiatore ed è importante l'opera di informazione, che deve essere svolta nelle relazioni con la clientela da parte degli intermediari. Ma non basta. Non si vuole di certo reintrodurre il «caveat emptor»: il cliente sia capace di tutelarsi autonomamente (proprio di altri ordinamenti). Ma una preparazione personale è molto importante, a maggior ragione mentre si diffonde l'operatività a distanza con le banche, si riducono le attività allo sportello e aumentano i rischi di truffe informatiche.
Lo sviluppo dei raccordi tra banche, sindacati e associazioni degli utenti per prevenire e contrastare questi fenomeni in aumento è da sostenere. Il ruolo delle autorità monetarie è ovviamente essenziale. Avere avviato, da parte della Banca d'Italia, i «Viaggi» sul territorio per svolgere una capillare informazione al riguardo, oltreché sulle proprie attribuzioni, ha riscosso interesse ed è opportuno abbia una continuità e un rafforzamento.
Non siamo fermi alle pur meritorie azioni pionieristiche, quale quella per lungo tempo svolta in solitudine da Beppe Ghisolfi in materia di educazione finanziaria. Ma quanto più si presenta necessario intervenire in vario modo nell'evoluzione finanziaria, tanto maggiore deve essere la cura della conoscenza delle basi, come può fare la scuola con l'inizio della sua opera nell'istruzione.
La stampa può e deve continuare a svolgere una funzione peculiare in questo campo. Questo giornale da tempo si caratterizza pure in questo campo. Intanto, buon inizio d'anno a docenti, discenti e famiglie. (riproduzione riservata)