In Brasile la comunità imprenditoriale e industriale italiana è molto importante, è composta da circa mille filiali italiane e la maggior parte di esse manda profitti alle case madri. Allargando la fotografia, contiamo 32 milioni di discendenti italiani, con circa 640 mila titolari di passaporti italiani, e non quantifico in questa sede gli scambi commerciali e culturali che legano storicamente i due Paesi. Rilevo dunque, con dispiacere, come il Brasile si trovi nuovamente al centro di un’autentica tempesta mediatica. Le informazioni sui media italiani rappresentano molto parzialmente, oltre che iniquamente, la realtà che stiamo vivendo qui. Ho ricevuto, incredulo, decine di messaggi da parte di aziende che mi hanno scritto con preoccupazione per le loro attività locali. Leggere che il Paese attraversa una «catastrofe» oppure speculare sul numero dei morti mi fa riflettere molto su un’informazione che può trasformarsi in un boomerang. E a cosa questo può giovare, se pensiamo che l’ economia italiana, in estrema difficoltà, dipende anche dal Brasile, che è uno dei principali mercati di sbocco. Questo atteggiamento mediatico masochista enfatizza i problemi, per carità reali, che alcune strutture ospedaliere stanno attraversando in questi giorni per la mancanza di sedativi, ma ignora il fatto che il Brasile ha già applicato 30 milioni di vaccini.
Prevale l’informazione sul numero dei morti attribuendo alla popolazione una sorta di irresponsabilità ma si ignora che il Brasile non è gli Stati Uniti (che hanno registrato oltre mezzo milione di morti). O meglio, dimensionalmente è simile ma qui vivono decine di milioni di persone povere che sono obbligate a uscire da casa, per chi la possiede, altrimenti muoiono di fame. Ignora il fatto che le terapie intensive si stanno scaricando, che l’economia e i consumi, a eccezione di alcuni settori dei servizi, erano già ripartiti a novembre scorso. Ignora che nel 2020 in Brasile ci sono state 27 quotazioni in borsa e ulteriori 40 sono previste quest’anno assieme al lancio di 17 nuovi unicorni (l’Italia non ne ha ancora sfornato uno). Il Brasile ha appetito di infrastrutture e di tecnologia, aree in cui l’Italia gode di eccellenze. Dunque mi chiedo chi ci guadagna ad attaccare in questo modo il Brasile, a terrorizzare le migliaia di persone legate a doppio filo con il Brasile e a dipingere dunque una situazione per lo meno incompleta ma certamente distorta? La mia sensazione è che per colpire una scomoda figura presidenziale a farne le spese invece sarà il Paese. Ma mi chiedo: quale dei due, il Brasile o l’Italia, ne farà davvero le spese? Ai posteri l’ardua sentenza. (riproduzione riservata)