CultureLeonardo DiCaprio, ritratto della star di Una battaglia dopo l’altra
Attore feticcio dei grandi registi, icona pop inseguita da fama e gossip, il golden boy di Hollywood ha costruito una carriera che unisce botteghino, prestigio e coscienza civile. Oggi, alla sua settima corsa agli Oscar, conferma una longevità artistica sempre più rara nel mondo del cinema

La sua fama lo precede, da sempre. Che siano i film stracciabotteghino o i suoi meme virali, le cronache sentimentali o le incursioni nei luoghi più remoti del mondo, al netto del cappellino da baseball che indossa come un’armatura, è impossibile non imbattersi in Leonardo DiCaprio. Una presenza estremamente longeva dato che il golden boy di Hollywood calca il palcoscenico da più di quarant’anni ed è considerato, da quasi altrettanto tempo, uno degli attori più talentuosi della sua generazione. L’indimenticabile Jack di Titanic, del resto, non ha nessuna intenzione di cedere al prepensionamento e lo dimostra la settima candidatura all’Oscar, numero che una volta di più lo trasporta tra le leggende del mondo di celluloide, per la pellicola di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra. Che sia un grande professionista è sotto gli occhi di tutti. La sua rara capacità di calarsi in ogni ruolo regalando ai personaggi che interpreta una sfaccettatura differente e una carica emotiva inedita, sia che si tratti di un finanziere senza scrupoli che di un sopravvissuto disperato, ha reso ogni suo film una tacca fondamentale per conoscere il suo percorso professionale. E, nonostante l’etichetta dura a morire, ovviamente, di party boy, DiCaprio ha donato migliaia di dollari in beneficenza, sostenendo le cause più disparate, dal soccorso per i disastri naturali alla tutela delle minoranze etniche, tanto che nel 2014 è stato nominato messaggero di pace dell’Onu per il suo impegno per la causa ambientalista che, dal 1998, persegue con la sua Leonardo DiCaprio Foundation. Poi, certamente, ci sono le altalene sentimentali al punto che, fino a qualche anno fa, le sue giovanissime fidanzate scontavano la famigerata regola dei 25 anni, dopo di che erano soggette all’oblio, cosa smentita oggi dalla presenza costante al suo fianco della top model Vittoria Ceretti che pare avere calmato i battiti bizzosi del suo cuore.
«Ho compiuto cinquantun anni e me ne sento trentadue», ha recentemente dichiarato Leonardo Wilhelm DiCaprio nato a Los Angeles da un fumettista di origini casertane, George, e da Irmelin Indenbirken, segretaria tedesca, che scelse il nome del figlio in omaggio all’Annunciazione di Leonardo da Vinci davanti alla quale ne sentì, per la prima volta, la presenza in grembo. Cresciuto nei sobborghi della città degli angeli con la madre e la nonna Helene, figure che rimasero per lui fondamentali, cominciò presto a collezionare piccole esperienze tra spot pubblicitari e fiction ancora prima del diploma tanto che, appena sedicenne, ottenne il suo primo ruolo importante nella serie tv Genitori in blue jeans, un cult dell’epoca, per poi comparire sul grande schermo nel terzo volume della saga b-movie Critters. Pare anche che in questa occasione il suo agente gli avesse suggerito di cambiare il suo nome scegliendone uno dagli accenti più americani ma DiCaprio rifiutò anche per il forte legame con la famiglia che questo comportava. E le sfumature tricolori gli portarono fortuna se è vero che, appena diciassettenne, ebbe il suo primo ingaggio importante accanto a un gigante che, delle origini italiane, si era da sempre fatto un vanto, Robert De Niro. In Voglia di ricominciare conquistò tutti, in primis i suoi compagni di set, che ammirarono la disinvoltura con la quale il giovane attore si muoveva davanti alle telecamere, per nulla intimorito dal contesto e dall’affiancare uno degli attori più celebri della storia del cinema. Bello, spigliato, assolutamente naturale e decisamente talentuoso, Leonardo DiCaprio era pronto alla scalata dell’Olimpo di celluloide e lo dimostrò subito dopo quando, in Buon compleanno, Mr Grape, la sua interpretazione del fratello disabile di Johnny Deep gli fece guadagnare la sua prima candidatura agli Oscar. Da quel momento Hollywood non avrebbe più potuto prescindere da quel ragazzo dagli occhi magnetici che sarebbe diventato una presenza costante delle pellicole più amate e premiate, sia dal botteghino che dai festival, di tutta un’epoca. Un ragazzo che non era in soggezione nel lavorare al fianco dei mostri sacri del grande schermo, come accadde nuovamente nel 1995 nel western Duri a morire al fianco di Gene Hackman e Sharon Stone, o nel cimentarsi in ruoli scomodi indossando i panni di Paul Verlaine in Poeti dall’inferno di Agnieszka Holland. Timore reverenziale che non lo sfiorò nemmeno quando impersonò un Romeo postmoderno protagonista della pellicola culto del 1996, Romeo+Juliet di Baz Luhrmann e riaffiancando De Niro insieme a Meryl Streep ne La stanza di Marvin.
Ma la fama globale (e imperitura) arrivò grazie a un celeberrimo naufragio, quello del colossal epico romantico Titanic del 1997 di James Cameron, con il quale Leo-Jack, squattrinato artista che si trova sul transatlantico dopo una vincita a poker, si innamora perdutamente di Kate Winslet- Rose perdendola, e perdendosi, nelle gelide acque dell’Atlantico. La pellicola fu uno dei maggiori successi della storia del cinema e fece decollare la carriera di DiCaprio che, l’anno dopo, recitò anche in un episodio di Celebrity di Woody Allen.

Il nuovo millennio, inaugurato da The beach, la pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Alex Garland che, per le polemiche legate allo sfruttamento delle isole Phi Phi Island (dove fu girato) seminò nell’attore le prime idee ambientaliste, proseguì con il fortunato sodalizio con il regista Martin Scorsese che iniziò con il film Gangs of New York (2002) seguito dalla sua prima esperienza diretto da Steven Spielberg in Catch me if you can. Tornò poi a collaborare con Scorsese per The aviator (2004) al fianco di una meravigliosa Cate Blanchett, e con The departed, premiato agli Oscar per la migliore regia. Dopo Blood diamond, DiCaprio ritrovò sul set quella che divenne una delle sue migliori amiche, Kate Winslet, nel drammatico Revolutionary road (2008) di Sam Mendes e nello stesso anno recitò insieme a Russell Crowe in Body of lies di Ridley Scott. Enumerare i film dell’attore, del resto, è come tracciare la storia del cinema degli ultimi decenni in un concentrato di ruoli culto e di storie indimenticabili. Dal pluripremiato Inception (2010) di Christopher Nolan al thriller psicologico Shutter island; da J.Edgar (2011) diretto da Clint Eastwood al Django unchained di Quentin Tarantino passando per il magnifico Il grande Gatsby (2013) di Baz Luhrmann e The wolf of Wall street con il suo memorabile Jordan Belfort. Mancava solo una tacca alla carriera di Leonardo DiCaprio, quella statuetta dorata che finalmente conquistò nel 2015 con Revenant, la pellicola diretta da Alejandro González Iñárritu, dopo la quale tornò sul set di Quentin Tarantino in C’era una volta…Hollywood (2019) con Brad Pitt e Margot Robbie, e ritrovò la coppia d’oro De Niro-Scorsese in Killers of the flower moon (2023). Fino ad oggi quando, con il suo sgangherato ex leader rivoluzionario alla ricerca della figlia rapita nel thriller satirico-politico Una battaglia dietro l’altra di Paul Thomas Anderson, si prepara alla notte degli Oscar da protagonista, eguagliando, con la sua settima nomination, i suoi colleghi più leggendari.
«Non sarei qui se non fosse per lei. Ti amo moltissimo», con queste parole Leonardo DiCaprio abbandonava la sua abituale riservatezza per ringraziare, brandendo l’Oscar nel 2016, la donna più importante della sua vita, la mamma Irmelin. E forse proprio il dover fare i conti con una figura talmente ingombrante, emotivamente parlando, ha fatto si che le fidanzate dell’attore, al netto del nome altisonante che loro spesso portavano, fossero destinate a rimanere un filo più in ombra nel cuore dell’attore. E la lista delle sue conquiste è lunga e ha anch’essa segnato un’epoca. Dalle top model, tra cui Giselle Bundchen, Bar Rafaeli, Toni Garn e Camila Morrone, alle star come Blake Lively e Rhianna, con una predilezione per modelle molto più giovani di lui, preferibilmente under 25, e possibilmente alte e bionde, cosa che pare essere smentita dalla relazione attuale con la ventisettenne italiana Vittoria Ceretti, da tre anni al suo fianco. Vedremo se, qualora il prossimo 15 marzo dovesse impugnare ancora una volta la statuetta dell’Academy, saranno per lei le sue prime parole pubbliche. Ma al di là dei ringraziamenti di rito e delle cronache sentimentali che da sempre inseguono ogni suo passo, ciò che colpisce oggi è la traiettoria di un attore che ha saputo trasformare la propria immagine insieme al tempo. Da idolo romantico degli anni Novanta a interprete ossessivo delle contraddizioni del potere, del denaro e della storia, DiCaprio ha costruito una filmografia che riflette, e spesso anticipa, le inquietudini del presente. Non è un caso che i suoi personaggi più recenti siano uomini feriti, ambigui, talvolta sconfitti; eroi imperfetti che sembrano dialogare con una maturità personale ormai pienamente acquisita.
Divismo classico e coscienza contemporanea convivono così in una star globale capace di influenzare botteghino, critica e immaginario collettivo. E mentre il tempo scorre senza scalfire davvero quel sorriso obliquo che lo rese immortale sulla prua del Titanic, Leonardo DiCaprio continua a muoversi nel cinema come in un territorio di esplorazione, scegliendo ruoli scomodi, registi visionari e storie necessarie. Perché, in fondo, la sua vera rivoluzione, in un’industria che brucia i miti con la stessa rapidità con cui li crea, è essere ancora dopo oltre quarant’anni di set uno degli ultimi, autentici divi planetari, forse il suo ruolo meglio riuscito. (riproduzione riservata)
- Genera un report programmato che segua gli sviluppi e le notizie relative al mondo del cinema, concentrandosi sulle nuove uscite e sui premi.
- Mostrami articoli che approfondiscono l'impegno ambientalista di attori e celebrità nel contesto attuale.
- Quali sono stati i film più premiati e di successo al botteghino negli ultimi due decenni, citati o implicati nell'articolo?