CultureL’artista Yayoi Kusama è morta a 97 anni. Louis Vuitton la celebra
La creativa giapponese lascia un segno nell’arte contemporanea con un universo fatto di zucche e installazioni immersive. Negli anni Sessanta aveva fondato a New York la Kusama fashion company. Con il brand ammiraglio di Lvmh ha collaborato nel 2012 e nel 2023
Yayoi Kusama è morta il 14 agosto a Tokyo all’età di 97 anni. L’annuncio della scomparsa è arrivato solo ora dal suo studio. Tra le prime maison a ricordarla c’è Louis Vuitton, che ha definito l’artista giapponese una «leggenda» e «una delle più grandi artiste dell’arte contemporanea». «Ha plasmato la sua vita e il suo lavoro con straordinaria libertà, immaginazione e visione, lasciando un segno indelebile nel mondo dell’arte negli ultimi decenni», dichiara Pietro Beccari, chairman e ceo di Louis Vuitton.
Il rapporto tra Kusama e la maison francese ha avuto inizio nel 2006, quando l’allora direttore creativo Marc Jacobs incontrò l’artista nel suo studio di Tokyo. La collaborazione arrivò nel 2012, con una collezione di abbigliamento, borse e accessori in cui i celebri pois dell’artista invasero il mondo Vuitton. Un sodalizio rinnovato nel 2023 con un progetto ancora più ampio, che ha portato sui prodotti e nelle boutique della maison i suoi motivi più riconoscibili, dai Painted dots agli Infinity dots, fino a fiori e zucche.
Il rapporto con la moda, però, era iniziato molto prima di Louis Vuitton. Già negli anni Sessanta l’artista aveva iniziato a sperimentare con l’abbigliamento e nel 1968 aveva fondato a New York la Kusama fashion company, vendendo le proprie creazioni anche da Bloomingdale’s. Abiti e accessori diventavano così un’estensione del suo universo, fatto di colori accesi e motivi psichedelici.
«È stato un profondo onore per tutti noi di Louis Vuitton aver collaborato con lei», aggiunge Beccari. «La sua creatività senza limiti e la sua visione unica sono sempre state una straordinaria fonte di ispirazione». Il ceo ha inoltre espresso le proprie condoglianze alla famiglia, alle persone care e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare con lei, sottolineando come «la sua straordinaria eredità continuerà a ispirare le generazioni future».
Nata a Matsumoto nel 1929, Kusama ha trasformato le proprie ossessioni in un linguaggio artistico immediatamente riconoscibile. Pois, reti, zucche, fiori, sfere e luci hanno attraversato dipinti, sculture e installazioni, fino alle celebri Infinity mirror rooms, ambienti di specchi e luci che hanno trasformato la ripetizione e l’infinito in un’esperienza immersiva.
La sua ricerca ha attraversato oltre settant’anni di arte contemporanea, dalla New York delle avanguardie degli anni Sessanta fino all’epoca dei social media. «Kusama ha continuato a dipingere fino a poco prima della sua scomparsa», ha ricordato David Zwirner, la galleria che la rappresentava, sottolineando come il suo lavoro abbia influenzato la storia del minimalismo, della pop art e della performance art, anticipando inoltre quella dimensione immersiva oggi definita experiential art.
Con il suo universo di pois e forme ripetute, Kusama ha superato i confini tra arte, cultura pop e moda. La collaborazione con Louis Vuitton ne ha rappresentato uno dei capitoli più celebri, trasformando il suo vocabolario visivo in un codice capace di vivere tanto nelle sale dei musei quanto sulle borse e nelle vetrine della maison. (riproduzione riservata)