MILANO (MF-NW)--I titoli dei produttori auriferi hanno attraversato un mese volatile, penalizzati anche dai timori legati all'aumento dei costi di produzione. "La preoccupazione per l'inflazione dei costi per i produttori auriferi non è infondata. Tuttavia, se considerato nel suo pieno contesto, il quadro dei costi per questo settore non è così preoccupante come potrebbe sembrare a prima vista", commenta Imaru Casanova, Portfolio Manager, Oro e metalli preziosi di VanEck. "I produttori auriferi operano con una naturale copertura dall'inflazione sul lato dei ricavi. Il loro principale fattore di costo è il lavoro, non il carburante", osserva Casanova. "La loro esposizione all'energia, pur essendo reale, è parzialmente coperta ed è strutturalmente inferiore a quanto molti presumano, mentre le forze geopolitiche che spingono al rialzo i prezzi dell'energia sono tra i catalizzatori più affidabili dell'apprezzamento del prezzo dell'oro", prosegue l'esperto. "Oggi i produttori auriferi stanno generando il tipo di free cash flow che consente loro di remunerare gli azionisti, far fronte agli impegni e investire nella produzione futura, il tutto senza aver bisogno di ipotesi eroiche sul prezzo dell'oro", spiega Casanova. "Per molti aspetti, si trovano nella posizione finanziaria più solida che il settore abbia visto da anni", continua l'analista. Per chi sta valutando un'allocazione al comparto, la domanda, conclude Casanova, è "se gli investitori stiano attribuendo troppo peso alle pressioni sui costi senza dare pari importanza ai solidi margini del settore e alla sua generazione di cassa". cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)