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Volkswagen valuta un’altra svolta storica: produrre in Europa i modelli sviluppati per la Cina
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Volkswagen valuta un’altra svolta storica: produrre in Europa i modelli sviluppati per la Cina

01 luglio 2026, 10:00 Ultimo aggiornamento: 10:13

Il colosso tedesco dell’auto studia per la prima volta l’importazione di vetture progettate per il mercato cinese ma anche la loro produzione in stabilimenti europei. Tra i candidati c’è il Suv ID.Era con possibile utilizzo dello stabilimento di Zwickau

Volkswagen valuta una svolta storica nella propria strategia industriale. Il gruppo tedesco starebbe infatti esaminando per la prima volta la possibilità di importare in Europa modelli del marchio Volkswagen sviluppati per il mercato cinese, con l’ipotesi, in una fase successiva, di produrli anche negli stabilimenti europei, compresi quelli tedeschi. Lo riporta Handelsblatt, citando diverse fonti interne al gruppo.

Secondo le indiscrezioni, il management guidato dal ceo Oliver Blume ha già avviato uno studio che comprende sia l’importazione dei veicoli sia l’eventuale localizzazione della produzione di auto o componenti in Europa. Tra gli impianti presi in considerazione ci sarebbe anche lo stabilimento di Zwickau, oggi interamente dedicato ai modelli elettrici.

Due Suv tra i principali candidati

Il primo modello allo studio sarebbe l’ID.Era 9X, SUV range extender sviluppato insieme al partner cinese Saic. Il veicolo, più grande dell’attuale Touareg, potrebbe colmare un vuoto nell’offerta europea del marchio. In Cina viene commercializzato a un prezzo equivalente di circa 45 mila euro, ben inferiore rispetto ai circa 75-80 mila euro richiesti per il Touareg sul mercato europeo.

L’alternativa, considerata oggi ancora più probabile, sarebbe invece un nuovo Suv che debutterà nel 2027 sulla piattaforma cinese CSP, sviluppata direttamente da Volkswagen. In questo caso il costruttore avrebbe il pieno controllo della tecnologia, pur dovendo adattare software, sistemi di assistenza alla guida, materiali e requisiti normativi agli standard europei.

Un modo per rilanciare gli impianti europei

L’operazione risponderebbe a più obiettivi strategici. Da un lato consentirebbe a Volkswagen di sfruttare i costi di sviluppo e produzione molto più bassi raggiunti in Cina; dall’altro permetterebbe di aumentare il tasso di utilizzo degli stabilimenti europei, oggi penalizzati dal calo della domanda e dalle capacità produttive in eccesso.

Negli ultimi anni il gruppo ha investito miliardi di euro nella riorganizzazione della propria presenza in Cina, dove il centro di sviluppo di Hefei è diventato il secondo polo ingegneristico del gruppo dopo Wolfsburg. Qui Volkswagen sostiene di sviluppare nuovi modelli in tempi molto più rapidi e con costi fino al 40-50% inferiori rispetto all’Europa.

La svolta nel pieno della crisi del gruppo con il piano shock

Il progetto si inserisce nel contesto della più profonda ristrutturazione affrontata da Volkswagen negli ultimi decenni, con le indiscrezioni sul piano shock da 100 mila tagli e con la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il gruppo deve fare i conti con margini in calo, concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori cinesi e una forte pressione sulla redditività degli impianti europei.

Per il 9 luglio è previsto un consiglio di sorveglianza dedicato proprio alle strategie industriali e probabilmente alla discussione del maxi-piano di tagli e chiusure, mentre nel corso del mese il management analizzerà anche il portafoglio prodotti destinato al mercato cinese e le possibili esportazioni.

L’ipotesi sarebbe quindi un profondo cambio di paradigma rispetto al tradizionale modello di Volkswagen, che prevedeva lo sviluppo delle vetture in Germania e la loro commercializzazione a livello globale. 

Restano le incognite sui dazi europei

L’eventuale esportazione dalla Cina dovrà comunque fare i conti con i dazi imposti dall’Unione Europea sulle auto elettriche prodotte nel Paese asiatico. Volkswagen ha in realtà già esperienza in questo campo con la Cupra Tavascan, costruita in Cina ma destinata all’Europa, che beneficia di un regime particolare basato su prezzi minimi e quote.

All’interno del gruppo, secondo la stampa tedesca, il dibattito sarebbe molto acceso. Se una parte del management considera i modelli cinesi un’opportunità per migliorare competitività e saturare gli impianti europei, altri temono invece che affidare al mercato europeo vetture nate esclusivamente per la Cina possa modificare profondamente, e forse in modo irreversibile, il posizionamento industriale e tecnologico del marchio Volkswagen. (riproduzione riservata)



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