Si alza ulteriormente la tensione in vista della più importante ristrutturazione della storia recente di Volkswagen. Secondo nuove indiscrezioni pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel, che cita fonti del consiglio di sorveglianza, il gruppo guidato da Oliver Blume sta preparando la chiusura di quattro stabilimenti in Germania tra il 2031 e il 2034, oltre a un piano per eliminare altri 50 mila posti di lavoro (100 mila in totale) entro il 2030. Il progetto sarà illustrato oggi, giovedì 9 luglio, dalle 14:30 al consiglio di sorveglianza del colosso di Wolfsburg, chiamato a discutere la strategia «Visione 2030», destinata a ridisegnare il futuro del primo costruttore europeo.
Secondo quanto scrive invece Bild, il piano di ristrutturazione potrebbe prevedere fino a 120 mila tagli di posti di lavoro a livello globale, oltre la progressiva cessazione della produzione in quattro stabilimenti tedeschi. Il quotidiano tedesco cita documenti interni del progetto strategico del gruppo.
Le indiscrezioni confermano lo scenario già emerso nei giorni scorsi, ma aggiungono una tempistica più precisa. Secondo Der Spiegel, la produzione nello stabilimento di Zwickau e in quello di Emden verrebbe interrotta nel 2031. Seguirebbe nel 2032 la chiusura del sito Volkswagen di Hannover (veicoli commerciali), mentre nel 2034 toccherebbe allo stabilimento Audi di Neckarsulm. Nei quattro impianti lavorano complessivamente circa 40 mila persone.
Il piano di Oliver Blume punta a riportare la redditività del gruppo su livelli significativamente più elevati. L’obiettivo sarebbe raggiungere un margine operativo del 9% entro il 2030, più che triplicando quello attuale. Per farlo Volkswagen starebbe preparando un drastico contenimento degli investimenti, che dovrebbero scendere da 180 a 135 miliardi di euro nel periodo 2027-2031. Parte della produzione verrebbe trasferita dagli stabilimenti tedeschi verso siti dell'Europa orientale, in particolare Bratislava, in Slovacchia, e Gyor, in Ungheria, dove il costo del lavoro è inferiore.
Per gli impianti destinati alla chiusura sarebbero allo studio anche destinazioni alternative. Tra le ipotesi c’è anche la cessione ad aziende attive nel settore della difesa, comparto in forte espansione in Germania grazie all’aumento delle spese militari europee.
Alla base della ristrutturazione c'è il deterioramento della competitività del gruppo. Volkswagen continua a subire il forte rallentamento del mercato cinese, dove i produttori locali, a partire da Byd, stanno conquistando rapidamente quote di mercato. A questo si aggiungono i dazi introdotti dagli Stati Uniti sulle auto, gli elevati costi energetici in Europa e i massicci investimenti necessari per la transizione verso l’elettrico.
Negli ultimi mesi il management ha più volte evidenziato la necessità di riportare la struttura industriale a livelli di efficienza compatibili con una domanda europea più debole e con una crescente pressione sui prezzi.
L’attuazione del piano si annuncia però tutt’altro che semplice. Le indiscrezioni parlano di una forte opposizione sia dei rappresentanti dei lavoratori sia del Land della Bassa Sassonia, che controlla il 20% dei diritti di voto di Volkswagen e gode di un ruolo determinante nella governance grazie alla cosiddetta «legge Volkswagen». Secondo Der Spiegel, il progetto comprenderebbe anche una riorganizzazione societaria che potrebbe ridurre il peso del Land nelle future decisioni industriali, un’ipotesi destinata ad alimentare ulteriori tensioni politiche.
Per questo motivo sembra improbabile che il consiglio di sorveglianza approvi subito l’intero piano. La riunione sarà probabilmente soltanto il primo confronto formale su una ristrutturazione che può aprire aprire uno dei negoziati più delicati della storia del gruppo, con il coinvolgimento di sindacati, politica e azionisti. (riproduzione riservata)