Se sia il primo segnale di un’inversione di tendenza strutturale o solo una curiosa coincidenza è ancora presto per stabilirlo. Fatto sta che i dati di raccolta di maggio delle reti di consulenza riunite in Assoreti (associazione di categoria guidata da Massimo Doris) hanno offerto un segnale molto incoraggiante: su 4,4 miliardi di euro raccolti ben 3,3 miliardi (+84% annuo) sono andati sul risparmio gestito.
Mentre i titoli di Stato, protagonisti assoluti della raccolta negli ultimi due anni (cioè da quando la Bce ha dato avvio alla stagione dei tassi di interesse elevati) hanno vissuto riscatti per 1,2 miliardi, risultando di fatto l’unica voce in negativo di tutto il prospetto della raccolta mensile.
Oltre al dato dei deflussi da Btp & co in valore assoluto, è curioso che il rosso da oltre un miliardo sia arrivato proprio a maggio, il mese del collocamento del Btp Italia che, dati alla mano, ha captato l’interesse di svariati plurimilionari, tipica clientela dei consulenti. Anche se, precisano da Assoreti, i dati sul collocamento del Btp retail saranno inglobati solo nella raccolta di giugno.
Al contempo, certifica Assoreti, negli strumenti di liquidità sono confluiti a maggio 1,4 miliardi, verosimilmente la conseguenza diretta di questo spostamento di denaro dal Btp. Una dinamica che, in prospettiva, rappresenta un grande elemento di ottimismo per le reti: la costruzione di un tesoretto di liquidità pronta all’uso potrebbe portare, nei prossimi mesi, a un ulteriore spostamento verso i prodotti di investimento strutturati, il vero valore aggiunto a livello di commissioni per le reti.
Dati alla mano i campioni assoluti del mese di maggio sono stati i fondi comuni, soprattutto quelli obbligazionari che, con 759 milioni raccolti, hanno rappresentato in assoluto l’elemento trainante dell’intera categoria, in attivo per 1,7 miliardi. Degno di nota al contempo è stato l’apporto degli Etf, che si dimostrano così sempre più sdoganati anche all’interno della categoria dei consulenti finanziari, da sempre restii ad accogliere la gestione passiva nella rosa dei prodotti a causa dei bassi costi (e quindi basse commissioni). A maggio gli Etp, macro-categoria che include al suo interno i fondi-indice, hanno portato alle reti più di 451 milioni di euro, per un totale di 2,7 miliardi da inizio anno.
D'altronde, questi dati sugli Etf sono figli di un più diffuso cambio di paradigma in atto da tempo: le reti non sono più (o non sono soltanto) semplici collocatori di prodotti di investimento, ma mirano a fornire servizi di consulenza avanzata a vari livelli, che viene remunerata tramite fee specifiche.
La raccolta netta mensile associata a tale servizio (fee only/fee on top) si è attestata a 963 milioni, per un totale di 6,5 miliardi da inizio anno (+6,5% annuo). In totale, in cinque mesi le reti hanno raccolto 25 miliardi (+26%),
mentre «il numero di risparmiatori è aumentato di 117 mila unità ed è ormai prossimo a superare i 5,3 milioni», come ha dichiarato Marco Tofanelli, segretario generale dell’associazione. (riproduzione riservata)