Ci si è opposti, attivando la normativa del golden power peraltro ancora sub iudice, all'offerta pubblica di scambio lanciata a suo tempo dall'Unicredit sul Banco Bpm e ora è difficile menare scandalo perché la Commerzbank e il governo tedesco si oppongono all'ops lanciata dallo stesso Unicredit per superare il 30% dell’istituto riprendendo un’iniziativa che sembrava collocata su un binario morto.
Certo, si tratta di situazioni molto diverse e di progetti altrettanto differenti, avendo Unicredit - almeno per ora - escluso che intenda prendere il controllo della banca tedesca (e a fortiori bisognerebbe dedurne la esclusione dell'idea di un’incorporazione).
È pur vero però che i tedeschi potrebbero osservare ad Andrea Orcel, il ceo della banca italiana: «Perché vuoi un trattamento diverso da quello che ti hanno riservato in casa tua a proposito di Bpm?». Siamo al «fai quel che dico e non quel che faccio?». Tuttavia appare eccessivo lo sbarramento che è stato alzato contro la progettata operazione, a cominciare dal cancelliere Friedrich Merz, dal ministro delle Finanze Lars Klingbeil, dagli esponenti della Commerz e dai sindacati.
Ma bisogna pur leggere nelle reazioni, a partire da quella di Merz, il quale ribadisce l'importanza dell'indipendenza di Commerz, con la qual cosa si potrebbe ritenere che egli ributti la palla a Orcel per conoscere le modalità e i limiti della progettata operazione; oppure quando dalla banca si contesta che non sia stato ricercato alcun colloquio da parte dell'Unicredit (e si potrebbe anche considerare una sollecitazione al parlarne) così come il sindacato che teme che dell'iniziativa in questione possano discendere consistenti tagli degli organici, punto molto sensibile sul quale Orcel potrebbe invece dare assicurazioni per una gestione concordata con le rappresentanze sindacali in questa materia.
Su un altro piano vi è la posizione della Bce, che da tempo è favorevole alle diverse forme di aggregazione transfrontaliere ma poi non si pone il problema della persistenza di normative differenziate all'interno della stessa Unione e dei raccordi, dal suo versante, con le altre authority e i soggetti comunitari, a cominciare dalla Commissione Ue, per le rispettive attribuzioni in materia.
Un problema, quello della vigenza di differenziazioni normative, che è necessario affrontare senza ulteriori dilazioni.
Quanto, più specificatamente al merito dell'operazione Commerz, appare necessario che Orcel chiarisca molto meglio percorsi e finalità, ne discuta con gli esponenti del governo, dell'economia e delle parti sindacali e inquadri adeguatamente il progetto nell'ambito della complessiva impostazione strategica della banca di piazza Gae Aulenti.
Se Orcel compie dei passi ulteriori per questa operazione, non potrà più sbagliare. Dopo le vicende riguardanti prima il Montepaschi e poi il Banco Bpm sarebbe problematico se si arrivasse al ter in idem.
È pur vero che la gestione dell'amministratore delegato dà frutti evidenti, in particolare agli azionisti. Ma un grande banchiere, qual egli è, deve conseguire risultati evidenti nelle linee strategiche che si propone e che sono votate dagli organi deliberativi.
Deve sempre considerare la crucialità delle relazioni istituzionali e della comunicazione. Insomma, un obiettivo come quello ora perseguito non si esaurisce nelle pure importanti tecnicalità dell'operazione. È qui che Orcel si deve cimentare mettendo a frutto la sua esperienza. (riproduzione riservata)