Cariverona scende nel capitale di Unicredit. Nel corso del 2022 la fondazione scaligera presieduta da Alessandro Mazzucco ha tagliato la partecipazione nella conferitaria portandola sino all’1,09%. Si tratta di una riduzione drastica, di quasi un terzo dell’intero pacchetto di titoli, dato che a fine 2021 aveva in pancia l’1,6%, a sua volta ridotto dal precedente 1,8%. La discesa è avvenuta in ottemperanza al protocollo Acri-Mef del 2015 che imponeva precisi limiti alla presenza delle fondazioni nel capitale delle banche.
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Le cessioni non si sono fermate neanche quest’anno. Approfittando degli ulteriori rialzi del titolo, nei primi tre mesi del 2023 Cariverona ha liquidato sul mercato un ulteriore 0,01% scendendo all’1,08%.
A questo punto Verona non si preclude nessuna iniziativa. Da un lato la generosa politica di dividendi sostenuta dal ceo Andrea Orcel (le stime di utile per fine anno sono state appena alzate a oltre 7,25 miliardi) sconsiglia ulteriori dismissioni. Grazie a un aumento del payout da parte della banca, la fondazione già tra il 2021 e il 2022 ha incassato 22,6 milioni (passando dai 4,8 milioni di montecedole del 2021 ai quasi 18 milioni dell’esercizio successivo).
Dall’altro lato, con un valore di carico a 7,8 euro, una cessione a prezzi di mercato (oggi il titolo vale 21,78 euro) consentirebbe di incassare una notevole plusvalenza che potrebbe sgonfiarsi nei prossimi mesi a causa delle turbolenze dei mercati legate all’inasprimento del costo del denaro su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Per il momento in terra scaligera le bocce sono ferme per la pausa agostana ma, da settembre, alla luce dell'andamento del titolo il vertice della fondazione potrebbe valutare le diverse opzioni disponibili. Anche se a Verona, come spiegato dallo stesso Mazzucco in un’intervista di settembre 2022, resta ferma la stella polare del protocollo Acri-Mef.
Secondo alcune indiscrezioni sono in corso riflessioni analoghe anche al vertice della Fondazione Crt, altro socio forte di Unicredit (con l’1,9%). Oggi a Torino le partite finanziarie sono seguite dal presidente Fabrizio Palenzona e dal neo segretario generale Andrea Varese, ex Unicredit che a luglio ha raccolto il testimone da Massimo Lapucci (si veda box in pagina).
Anche in terra sabauda tra le opzioni sul tavolo ci sarebbe la discesa nel capitale della conferitaria. La mossa consentirebbe anche in questo caso di approfittare del rafforzamento del titolo di Piazza Gae Aulenti e potrebbe fruttare a Crt preziose risorse da impiegare in altre partite. Quali? Si specula su un intervento dell’istituzione torinese nella vicenda Mediobanca-Generali che entrerà nuovamente nel vivo nei prossimi mesi con l’assemblea di Piazzetta Cuccia. In una recente intervista, lo stesso Palenzona si è pubblicamente espresso sull’asse Milano-Trieste auspicando una riconciliazione tra gli azionisti e il management. Un esito che il banchiere alessandrino potrebbe favorire giocando un ruolo attivo da socio di Mediobanca. (riproduzione riservata)