Nuova campanella a Piazza Affari per un Etf sul megatrend della difesa. Oggi, martedì 12 agosto, a debuttare nel listino milanese è il comparto Future of Defence Indo-Pac ex-China di Hanetf: un fondo passivo che, come suggerisce il nome, investe solo in titoli del settore militari dell’area del Pacifico, Cina esclusa.
Pensato per cavalcare «la più grande corsa al riarmo nella regione dai tempi della Guerra Fredda, avviata dall’espansione militare della Cina», come spiega Hanetf nella presentazione del comparto, il nuovo Etf è denominato in dollari Usa, ha un indicatore di spesa annuo (ter) di 59 punti base e gestisce già masse pari a 720 mila dollari. La quotazione a Milano, contemporanea a quella alla borsa di Zurigo, segue quelle a Londra e Francoforte dello scorso 30 luglio.
L’Etf è iper-concentrato: ha solo 17 partecipazioni, il 93% delle quali di titoli industriali. A livello geografico la Corea del Sud pesa per il 38% della capitalizzazione. Seguono Giappone all’11% e Australia al 7,8%. A livello di singole società, la prima in portafoglio è la coreana Hanwha Aerospace, seguita da Hyundai Rotem, divisione di sistemi di difesa del colosso industriale noto in Italia per la sua divisione automobilistica.
La quotazione del nuovo comparto di Hanetf va ad accrescere le fila degli Etf tematici sulla difesa: solo quest’anno per gli investitori europei (quindi con passaporto Ucits) ne sono stati quotati otto.
L’obiettivo primario delle società di gestione è quello di cavalcare il riarmo dell’Europa: e infatti, dei nuovi prodotti lanciati tutti – tranne l’ultimo arrivato sull’Indo-Pacifico – sono focalizzati sul riarmo del Vecchio continente. Tra questi uno in particolare, il WisdomTree Europe Defence, è riuscito dal suo lancio a inizio marzo a superare i 2,9 miliardi di masse, diventando il secondo più grande dopo il VanEck Defense, quotato nel marzo 2023 e arrivato quasi a quota 6 miliardi.
A oggi gli investitori europei possono scegliere tra 14 Etf tematici sulla difesa: ma solo tre di essi hanno un track record di almeno un anno.
Che il megatrend sia sulla cresta dell’onda è un dato di fatto comprovato: Ark Invest Europe, divisione europea della società di gestione di Cathie Wood, ha calcolato che nel primo semestre su 8,73 miliardi di dollari di raccolta totale per gli Etf tematici nel continente 4,81 miliardi sono andati a quelli sulla difesa globale e 3,1 a quelli sulla difesa europea.
Praticamente questo singolo trend ha costituito da solo il 90% del mercato. Ecco spiegato il proliferare di tanti fondi-indice che cercano di cavalcarlo. Ma attenzione: come per ogni investimento tematico, anche quello sulla difesa costituisce una scommessa molto direzionale, che non può quindi essere sostitutiva – per la diversificazione e per il livello di rischio – a quella su un grande indice generalista come l’Msci World.
Anche perché gli Etf sulla difesa, per come sono stati costruiti finora, replicano indici molto diversi tra loro, e hanno rapporti di spesa differenti (da un minimo di 15 a un massimo di 65 punti base di ter annuo): e questo si ripercuote sulle performance molto diverse tra loro.
Basti pensare che il rendimento degli unici Etf che hanno un track record di almeno un anno variano dal 38% al 68%. Una discrepanza che ricorda più quella dei fondi attivi che non quella degli Etf passivi. (riproduzione riservata)