Tutti sanno che l’Italia è una meta turistica, ma pochi conoscono il successo galoppante di una branca chiamata «turismo industriale», che riunisce cultura, manifattura e identità territoriale. Secondo i dati dell’Osservatorio sul Turismo Industriale realizzati da Nomisma e presentati all’Assemblea annuale di Museimpresa, intitolata «Le nuove mappe dalla memoria all’innovazione», nel 2025 sono stati oltre 5 milioni i visitatori attratti da questo tipo di esperienza, il 42% dei quali provenienti dall’estero.
Nel 2025 il patrimonio industriale italiano è stato capace di generare un giro d’affari dal valore complessivo di 1 miliardo di euro, con più di 8.100 posti di lavoro occupati e tutta la catena economica interessata: ospitalità, ristorazione, retail, trasporti e attività immobiliare. Sono numeri destinati a moltiplicarsi, se si pensa che il settore soffre ancora di un problema di visibilità. Il web e i social sono le principali vie di conoscenza, ma più del 30% dei tour operator non ha ancora arricchito in questo senso la offerta, anche se si dice disposto ad ampliarle il proprio ventaglio di proposte.
La spesa generata dai visitatori deriva dai biglietti di ingresso e dalle iniziative extra non comprese nel biglietto: acquisti nello shop museale, servizi di ristorazione e trasporti per raggiungere queste strutture. La direzione va verso esperienze sempre più personalizzate, dove soprattutto i millennials senza figli e i baby boomers – questi ultimi in particolare provenienti dall’estero – si dimostrano i più proattivi nella scoperta di mostre e musei, manufatti di design e visite a prodotti iconici e macchinari storici, alla scoperta dei processi produttivi di oggi e di allora.
Sono elementi che «confermano come musei e archivi d’impresa rappresentino oggi non solo un presidio culturale, ma anche un motore concreto di sviluppo economico e territoriale», ha affermato Emanuele Di Faustino, responsabile Industria, Retail e Servizi di Nomisma. «È un risultato che dimostra quanto il patrimonio industriale italiano possa diventare un asset strategico per valorizzare identità, innovazione e attrattività del Paese, creando al tempo stesso occupazione e nuove opportunità per i territori». (riproduzione riservata)