Veolia Italia, controllata dal colosso francese, accelera sulle rinnovabili e l’efficienza energetica puntando anche sull’AI, come spiega in questa intervista a MF-Milano Finanza la ceo Emanuela Trentin.
Domanda. Quali sono le novità del piano di lungo termine?
Risposta. In Italia gestiamo già 70 megawatt di cogenerazione e 12 Mw di fotovoltaico. Oggi abbiamo un primo impianto di biometano, ma il piano prevede di arrivare a una quindicina. Per questo è stata già creata una business line dedicata, guidata da un management che viene dal settore perché crediamo che la combinazione tra rinnovabili ed efficienza energetica sia la vera risposta alla necessaria autonomia energetica del Paese.. Guardiamo soprattutto al Nord Italia, dove c’è una disponibilità strutturata di matrici agricole, e ad alcune opportunità in Puglia. Nelle altre aree è più complesso, perché è importante costruire una piattaforma che lavori in sinergia: essere troppo frammentati sul territorio significa perdere massa critica.
D. L’intelligenza artificiale può fare la differenza anche nell’efficienza energetica?
R. Per noi è fondamentale. Da una parte rende più efficienti i processi interni, dall’altra è diventata uno strumento decisivo per gestire i consumi energetici. Abbiamo sviluppato un algoritmo, che rappresenta una nostra proprietà intellettuale, capace di ottimizzare i consumi avvicinando la curva di produzione a quella di utilizzo dell’energia. Non si limita a leggere i dati storici: impara dalle abitudini di consumo e integra anche fattori previsionali, come il meteo e l’andamento dei prezzi dell’energia. Quando in uno stesso sito convivono cogenerazione, fotovoltaico e sistemi di accumulo, individua di volta in volta la combinazione più efficiente, sia dal punto di vista energetico sia da quello economico.
D. Un sistema sviluppato in Italia che oggi viene esportato anche nel resto del gruppo?
R. Abbiamo una forte cultura del copy and adapt: quando una soluzione funziona viene messa a disposizione di tutte le società del gruppo. Il sistema sviluppato dal nostro team è già stato implementato a Hong Kong e in Lussemburgo. Proprio in questi giorni i colleghi di Hong Kong sono venuti a visitare i nostri impianti, mentre i nostri tecnici sono stati da loro per avviare il progetto.
D. Sui sistemi di accumulo che indicazioni vi stanno arrivando dalle prime sperimentazioni?
R. Abbiamo realizzato una prima sperimentazione con le batterie e i risultati ci hanno sorpreso positivamente. Temevamo che la sostenibilità economica fosse più difficile da raggiungere, invece il bilancio è positivo sia dal punto di vista energetico sia da quello economico. Noi non operiamo su impianti utility scale, ma su sistemi locali, e proprio per questo le batterie sono fondamentali: aumentano l’autoconsumo e consentono di sfruttare al meglio l’energia prodotta. È una tecnologia che negli ultimi mesi ha fatto passi avanti molto rapidamente e che ha ancora grandi margini di sviluppo.
D. Dopo il blackout in Spagna si è tornati a parlare della tenuta delle reti elettriche. Quanto diventa importante la produzione distribuita?
R. Sempre di più. Dovremo puntare su una produzione locale capace di alleggerire il carico sulla rete. La rete italiana è solida, ma nell’ultimo anno l’energia immessa in rete è aumentata di circa il 15%, soprattutto grazie al fotovoltaico, senza che diminuisse il ricorso al gas. Questo significa che non stiamo sostituendo i consumi, li stiamo aumentando. Per questo diventa ancora più importante eliminare le inefficienze. Lo vediamo anche nella crescente richiesta di impianti di raffrescamento nelle scuole, legata all’aumento delle temperature: continuare a consumare di più senza migliorare l’efficienza non è sostenibile.
D. Che cosa distingue oggi il mercato italiano dagli altri Paesi del gruppo? E la regolazione europea sta andando nella direzione giusta?
R. La principale differenza rispetto alla Francia riguarda il mix energetico. L’Italia è ancora fortemente esposta al gas e questo spiega la maggiore attenzione verso il fotovoltaico e, più in generale, verso l’elettrificazione. È un percorso che sosteniamo anche noi, ad esempio installando pompe di calore negli interventi di efficientamento energetico. Sul fronte della regolazione la spinta c’è già e va nella direzione giusta, con nuovi obblighi sulla quota di energia rinnovabile da fornire. Quello che auspichiamo è che questo percorso coinvolga non solo gli operatori, ma anche la domanda, sostenendo famiglie e imprese negli interventi di efficientamento, ad esempio attraverso strumenti come il Conto termico. Altrimenti si rischia di avere un’offerta sempre più green senza una domanda in grado di accompagnare davvero la transizione. (riproduzione riservata)