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Toyota taglia ancora la produzione di auto fuori dal Giappone per il caro energia e la crisi in Medio Oriente
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Toyota taglia ancora la produzione di auto fuori dal Giappone per il caro energia e la crisi in Medio Oriente

24 giugno 2026, 09:30 Ultimo aggiornamento: 09:39

Il colosso giapponese ridurrà di altri 100 mila veicoli la produzione estera entro febbraio 2027. Per l’esercizio in corso si aspetta un utile netto in diminuzione del 22% rispetto a quello precedente

La crisi geopolitica in Medio Oriente continua a generare effetti sull’industria automobilistica globale. Toyota ha deciso di ampliare i tagli alla produzione all’estero, programmando una riduzione di circa 100 mila veicoli entro febbraio 2027 per il rallentamento della domanda provocato dall’impennata dei prezzi dell’energia seguita alle tensioni tra Israele, Stati Uniti e Iran e alle conseguenze sulla navigazione nello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto riportato da Nikkei, il costruttore più grande al mondo ha già informato i principali fornitori del nuovo piano produttivo. La chiusura di fatto della principale rotta mondiale per il trasporto del petrolio ha alimentato un forte aumento dei costi dei carburanti, con ricadute sui consumi e sulle vendite di automobili in diversi mercati strategici, soprattutto in Cina e Medio Oriente.

I nuovi tagli si aggiungono a quelli già annunciati

La nuova sforbiciata si somma agli interventi già avviati dal gruppo nipponico nei mesi scorsi. Toyota aveva infatti ridotto di circa 40 mila unità la produzione in Giappone destinata ai mercati mediorientali tra marzo e aprile e aveva già programmato una diminuzione di 83 mila veicoli negli stabilimenti esteri nel periodo compreso tra giugno e novembre.

Il peggioramento della situazione a livello energetico e il deterioramento della domanda hanno però spinto il gruppo a rivedere nuovamente i programmi produttivi, con un taglio che riguarderà sia i modelli tradizionali sia parte della gamma elettrica.

La Cina come osservata speciale

Tra i veicoli più interessati dai tagli ci sono le versioni con motore termico del suv RAV4 e della berlina Avalon, due modelli che risentono del rallentamento del mercato cinese. La riduzione riguarderà inoltre alcuni veicoli elettrici destinati alla Cina, tra cui la bZ3X, la bZ7 e la Camry elettrificata. Il mercato cinese è da tempo una delle principali sfide per Toyota, chiamata a confrontarsi con una concorrenza sempre più aggressiva da parte dei costruttori locali come Byd e dagli altri produttori specializzati nell’elettrico.

La pressione competitiva sta infatti comprimendo quote di mercato e margini per numerosi gruppi internazionali, costringendo diverse case automobilistiche a rivedere piani produttivi e strategie commerciali.

Più produzione in patria per compensare? Utili attesi in calo

Contemporaneamente alla riduzione degli impianti esteri, Toyota prevede di incrementare la produzione domestica ma soltanto di circa 4.200 unità nella seconda metà dell’esercizio fiscale rispetto ai programmi definiti a maggio. L’aumento riguarderà in particolare il suv RAV4 e il Land Cruiser 250, mentre verrà ridimensionata la produzione della berlina premium Lexus ES destinata al mercato cinese. L’obiettivo è ottimizzare la capacità produttiva e adattare l’offerta alla diversa dinamica della domanda nelle varie aree geografiche.

Nonostante le revisioni operative, Toyota conferma per il momento l’obiettivo di produrre circa 10 milioni di veicoli dei marchi Toyota e Lexus nell’esercizio che si concluderà a marzo 2027. Sul fronte finanziario, il gruppo stima però un utile netto consolidato di circa 3.000 miliardi di yen, pari a circa 18,6 miliardi di dollari, in diminuzione del 22% rispetto all’anno precedente. (riproduzione riservata)



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