Donald Trump rallenta, anche se indirettamente, gli affari del suo amico Elon Musk. I piani di Tesla per avviare la produzione dei suoi attesissimi camion elettrici Cybercab e Semi negli Stati Uniti sono stati sospesi. A far saltare le tempistiche è stata la recente impennata dei dazi sulle merci cinesi imposta dall’amministrazione Trump. Lo ha riportato in esclusiva Reuters, citando una fonte con conoscenza diretta del dossier.
Secondo quanto riferito, Tesla aveva pianificato di importare dalla Cina componenti chiave per la produzione dei due modelli negli impianti americani: il Cybercab in Texas, il Semi in Nevada. Ma il drastico aumento dei dazi, arrivati a toccare il 145% complessivo (dopo un’escalation che ha visto il passaggio dal 34% all’84%, e poi al 125%), ha costretto l’azienda a sospendere le spedizioni previste nei prossimi mesi. Una battuta d’arresto che rischia di compromettere l’intero piano industriale: la produzione di prova era prevista per ottobre 2025, mentre l’avvio della produzione di massa era pianificato per il 2026.
Tesla era inizialmente disposta ad assorbire l’aumento dei costi derivanti dai primi dazi al 34%, ma non è riuscita a sostenere l’onere delle successive impennate tariffarie. Impennate che potrebbero non essere ancora concluse: nelle ultime ore la Casa Bianca ha riferito che gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi fino al 245% sulle importazioni dalla Cina. E così per ora «i piani di spedizione sono stati sospesi», ha confermato la fonte, che ha chiesto l’anonimato per la delicatezza del tema. La sospensione potrebbe avere un impatto significativo anche sugli investitori, che avevano accolto con grande entusiasmo i due veicoli elettrici.
Elon Musk aveva presentato Cybercab come una delle colonne portanti del futuro servizio di robotaxi, un’auto completamente autonoma, senza volante né pedali, dal prezzo inferiore ai 30 mila dollari. Il modello era stato mostrato per la prima volta al Los Angeles Auto Show nel novembre 2024. Anche la produzione del camion elettrico Semi avrebbe dovuto accelerare nel 2026 per rispondere a ordini già accumulati.
Paradossalmente a pagare il prezzo delle politiche protezionistiche di Trump potrebbe quindi essere proprio uno dei suoi più noti sostenitori, Elon Musk. Il ceo di Tesla ha più volte ribadito, anche sulla piattaforma X, la sua posizione a favore del libero scambio e contraria ai dazi. Secondo quanto riferito dal Washington Post, Musk avrebbe persino fatto un appello diretto a Trump per revocare i nuovi dazi globali, condividendo online un video che illustrava quanto sia globale e interconnessa la catena di fornitura necessaria per realizzare anche un oggetto semplice come una matita.
A rendere il quadro ancora più complicato, anche la Cina ha risposto con dazi del 125% sui beni americani, costringendo Tesla a interrompere gli ordini per Model S e Model X destinati a quel mercato.
Secondo fonti Reuters, Tesla sta da tempo cercando di aumentare la quota di componentistica proveniente dal Nord America, proprio per ridurre la dipendenza dalla Cina. Ma modificare la supply chain su larga scala richiede anni, e nel breve termine il colosso di Musk potrebbe trovarsi in seria difficoltà nel rispettare le tempistiche promesse.
Nel frattempo, Trump ha dichiarato lunedì dalla Casa Bianca che sta valutando modifiche anche ai dazi del 25% su auto e componenti importati da Messico, Canada e altri Paesi. «Le case automobilistiche torneranno a produrre qui, ma hanno bisogno di un po’ più di tempo», ha detto il presidente. Un’apertura che però non ha ancora dato certezze agli operatori. (riproduzione riservata)