La guerra commerciale, in particolare tra Washington e Pechino, e i dazi rischiano di fare grossi danni all’industria automobilistica globale. Lo dimostrano le ultime notizie su Tesla e Audi: la casa di Elon Musk ha sospeso i nuovi ordini per le Model S e Model X sul sito cinese, mentre il marchio premuim tedesco si trova a dover gestire una situazione esplosiva per il Suv Q5, il suo modello più venduto negli Stati Uniti, reso «invendibile» dalla nuova ondata di dazi introdotti dall’amministrazione Trump.
Secondo quanto riportato da Reuters, Tesla ha interrotto l’accettazione di nuovi ordini per i modelli Model S e Model X sul proprio sito cinese e sull’account ufficiale di WeChat, la piattaforma di messaggistica più diffusa nel Paese. Entrambi i modelli sono prodotti negli Stati Uniti e importati in Cina, dove rappresentano un segmento premium della gamma Tesla.
La società non ha rilasciato motivazioni ufficiali, ma il contesto è chiaro: le tensioni tariffarie tra Usa e Cina stanno incidendo direttamente sulla competitività di questi modelli. Pechino ha infatti imposto dazi dell’84% sulle auto americane in risposta a misure protezionistiche introdotte da Donald Trump, portando l’imposizione complessiva fino al 145%.
Il blocco riguarda solo i modelli di alta gamma importati: la Model 3 e la Model Y continuano invece ad essere prodotte localmente nello stabilimento Tesla di Shanghai, e costituiscono la stragrande maggioranza delle vendite del marchio in Cina.
Secondo la China Auto Dealers Association, nel 2024 sono state importate appena 1.553 Model X e 311 Model S, dati che indicano una già limitata incidenza commerciale dei due modelli nel mercato cinese, ma anche un colpo reputazionale in un momento delicato per la casa di Elon Musk.
Ancora più complessa la situazione per Audi, il marchio premium del gruppo Volkswagen. Come riportato da Bloomberg, il Suv Q5, prodotto in Messico nello stabilimento di San José Chiapa, rischia di diventare non competitivo sul mercato statunitense a causa di una triplice imposizione doganale: un 25% di dazio per veicoli importati e componentistica non americana, un altro 25% di tariffa doganale sui prodotti messicani, introdotta da Trump per motivi di sicurezza al confine e in infine un 2,5% di penalità per il mancato rispetto delle regole di origine del nuovo accordo di libero scambio (Usmca).
Secondo fonti interne, il Q5 potrebbe subire un’imposizione totale superiore al 50%, rendendo il suo posizionamento di prezzo non sostenibile rispetto alla concorrenza. Il modello, che rappresenta circa un terzo delle vendite di Audi negli Usa, è oggi in una situazione di stallo: i veicoli sono fermi nei porti americani, in attesa che la casa madre calcoli l’impatto effettivo delle nuove imposte.
Audi, però, non è intenzionata ad abbandonare il mercato: sta valutando possibili strategie per mitigare gli effetti, tra cui una relocazione produttiva negli Stati Uniti, anche se al momento regna l’incertezza. Il gruppo Volkswagen sta considerando di espandere lo stabilimento di Chattanooga, in Tennessee, e di rivedere i piani per la nuova fabbrica Scout da 2 miliardi di dollari in South Carolina, prevista per il 2026.
Il caso Audi non è isolato. Stellantis ha già annunciato stop temporanei alla produzione in Canada e Messico, mentre Ford offre sconti per smaltire i veicoli penalizzati e General Motors accelera la produzione di pickup negli Stati Uniti. La globalizzazione delle filiere si sta scontrando con la realtà di nuovi protezionismi, e molte case automobilistiche sono costrette a costituire task force dedicate ai dazi, per stimare le penalità e decidere se spostare investimenti o addirittura intere linee produttive.
Il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, ha dichiarato che il gruppo aspetta di aver maggiore chiarezza normativa prima di prendere decisioni definitive, mentre diversi analisti mettono in guardia. «Con Trump», ha commentato l’analista tedesco Matthias Schmidt, «non sai come sarà il mercato tra tre o quattro ore, figurarsi tra tre o quattro anni». Non male per un’industria, come quella dell’auto, che deve programmare con anni di anticipo i suoi investimenti. (riproduzione riservata)