Ormai da diversi anni, da dentro il parlamento e fuori, seguo il tema delle telefonate moleste.
L’istituzione e l’ampliamento delle competenze del Registro Pubblico delle Opposizioni, a cui consiglio sempre di iscriversi e rinnovare l’iscrizione almeno ogni due anni, è stato un importante passo per iniziare a contenere il telemarketing aggressivo nel mercato legale.
Per quanto attiene al mercato illegale, che ha esacerbato il fenomeno rendendolo insopportabile e pericoloso, c’è stato un lodevole percorso di iniziative promosse dall’Autorità Garante per le Comunicazioni che hanno notevolmente contribuito ad abbattere - specie nell’ultimo anno - la mole delle chiamate truffa provenienti dall’estero: sia quelle realizzate con finti numeri fissi e mobili italiani, bloccati in arrivo dai filtri introdotti nel 2025, sia quelle realizzate con numeri stranieri, che progressivamente si sono rese piuttosto inefficaci perché facilmente riconoscibili dagli utenti.
A queste iniziative, un paio di mesi fa, se n’è aggiunta un’altra sui cosiddetti numeri brevi: «gli utenti - si legge nel comunicato di Agcom - potranno riconoscere le chiamate degli operatori di settore, imprese e call center che operano legalmente attraverso un numero breve chiamante di tre cifre, come tutti i numeri dedicati all’assistenza clienti. Le aziende potranno così essere più facilmente identificate, riducendo il rischio di confusione sull’identità del chiamante generato dalle pratiche di teleselling e telemarketing aggressivo».
Inoltre il Parlamento ha inserito una nuova norma, entrata in vigore di recente, contro le chiamate commerciali senza preventivo consenso per le offerte di luce e gas. Questa stessa disciplina è poi stata proposta anche per gli operatori telefonici.
Una ulteriore iniziativa potrebbe muovere dal Codice di condotta Agcom sulle attività di telemarketing e teleselling sottoscritto dagli operatori nel 2023, che prevede l’obbligo di controllare che il numero usato dal call center sia iscritto al Roc, il Registro degli Operatori delle Comunicazioni, anche allo scopo di consentire la rintracciabilità di chi chiama.
L’idea sarebbe quella di riprendere la previsione del suddetto Codice di condotta con una norma che renda esplicitamente nullo il contratto sia nel caso in cui non riporti, o riporti in modo errato, il numero telefonico con il quale l’utente è stato contattato dal call center, sia nel caso in cui il numero indicato non risulti iscritto al Roc.
Su questo sarebbe interessante conoscere la posizione di forze politiche e operatori, nella consapevolezza che in questo settore, come in altri, anche a fronte della continua evoluzione dei sistemi di aggiramento delle norme, è sempre necessario un impegno corale per la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche e giuridiche allo scopo di tutelare i sacrosanti diritti degli utenti e quelli degli operatori onesti. (riproduzione riservata)
*responsabile
Tutela Consumatori e Utenti
per Forza Italia