Cosa sta per colpire l'economia mondiale? Si chiedeva l'Economist della settimana scorsa a proposito dell'avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. Cosa sta per colpire il sistema bancario italiano dopo l'annuncio di un’opa di scambio di Unicredit su Banco Bpm, fresco di intesa con Anima, Francesco Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone per la presa di controllo del Monte dei Paschi di Siena?
La risposta è composita e si presta a tante valutazioni. Tre su tutte. La prima è che il ceo di Piazza Gae Aulenti Andrea Orcel è diventato più tiepido sulla scalata a Commerzbank, sia per le resistenze interne che soprattutto per l'estrema debolezza del cancelliere tedesco Olaf Scholz, prossimo alla competizione elettorale e scosso dai venti nazionalisti che hanno reso la sua leadership sui lander tra le più brevi della storia della Germania. Di conseguenza Orcel si è indirizzato su una preda italiana che aveva già preso in considerazione qualche tempo fa, ma che gli costerà, se tutto andrà a buon fine, comunque 10 miliardi di euro, più dell'istituto di credito estero.
In secondo luogo, la mossa di Unicredit risponde a logiche di mercato - come ha ricordato egli stesso e pensa il suo amico Alberto Nagel, ceo di Mediobanca - rispetto all'operazione sovranista orchestrata qualche giorno fa a perfezione (almeno finora) dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti su Mps. In Unicredit-Bpm dirà la sua il mercato, in Mps-Bpm-Anima-Milleri-Delfin-Caltagirone ha già detto la sua il governo, previo assenso di Bce e Bankitalia.
In terzo luogo, occorrerà capire se questa sventagliata sull'ormai ex foresta pietrificata del credito italiano riuscirà ad andare davvero in porto perché la mossa di Orcel «comunicata ma non concordata», come ha sottolineato Giorgetti, dovrà essere sottoposta al vaglio degli organi competenti, neutrali ma pur sempre italiani: Bce tramite Bankitalia, molto criticata dal leader della Lega Matteo Salvini per il suo immobilismo, Consob e Antitrust.
La nostra banca centrale dovrà fare una valutazione di vigilanza per inviarla poi a Francoforte; l'organismo di Borsa di Paolo Savona controllerà che l'oggetto di ops, cioè il Banco Bpm di Giuseppe Castagna, osservi la regola della passivity rule e non cerchi cavalieri salvatori; l’Autorità per la concorrenza guidata da Roberto Rustichelli esaminerà eventuali sovrapposizioni di sportelli che pur sempre ci saranno in Lombardia e al Nord.
Infine il governo ci metterà il carico da novanta, facendo scattare l'esame previsto dalla normativa e dall'esercizio del Golden Power (probabilmente deciso dall'esecutivo di Giorgia Meloni). Esame non semplice per Orcel, visto che vuole acquistare un asset strategico come una banca e ha come primo azionista il fondo americano Blackrock, il quale detiene il 7% di Unicredit.
Non sarà un test facile per il numero uno della banca che prova a rincorrere l'operazione a freddo Mps-Bpm perché di fatto un pezzo di scalata è americana e blocca gli appetiti dei francesi di Agricole nel terzo polo.
A questo punto ci sarà una grande operazione trasparenza nel nostro Paese. Si vedrà se in Italia comanda il mercato, ma l'offerta di Orcel viene ritenuta ancora bassa da alcune fonti vicine al governo interpellate da MF-Milano Finanza, oppure il salotto buono romano che da Piazza Meda a Milano e Rocca Salimbeni si protrae tra Via XX Settembre, al Mef, Via Barberini, headquarter di Caltagirone, e Palazzo Chigi, sede del governo.
Chi può stare alla finestra, oltre a Giorgetti, il quale ovviamente non resterà però immobile e guarda con stupore all'assalto di Orcel, è Francesco Gaetano Caltagirone, avendo egli partecipazioni in tutti i soggetti coinvolti dal doppio risiko ma anche quote rilevanti in Mediobanca e Generali, asset collaterali di questa battaglia bancaria che ricorda le scalate del 2004.
Caltagirone osserva come un gatto sornione quello che accade e intanto incassa i rialzi in borsa dei suoi titoli, mentre in questo momento Castagna da predatore è diventato preda per di più obbligata al silenzio.
Il titolare del Mef controlla curioso l'ops di Unicredit, ben sapendo che è una soluzione di ripiego rispetto a Commerzbank che avrebbe costretto gli italiani a spostare la sede in Germania con conseguenti veti della maggioranza sovranista. Meloni infine può vantare un record: guida il governo che per la prima volta ha un comparto bancario che va a gola a molti, forse troppi operatori. Ma è la bellezza del mercato dove dovrebbe funzionare l'articolo cinque del vademecum di Enrico Cuccia: chi ha i soldi vince. (riproduzione riservata)