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Giancarlo Giorgetti
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Su Banco Bpm hanno vinto Giorgetti e gli azionisti ma attenti ai francesi

23 luglio 2025, 20:40 Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2025, 08:56

Il ritiro di Unicredit dall'offerta su Banco Bpm segna una svolta nel risiko bancario italiano. Giorgetti e Meloni emergono vincitori. Ma Crédit Agricole diventa il primo azionista di Bpm | Unicredit, intervista ad Andrea Orcel: ecco perché ci siamo ritirati dall’ops Banco Bpm. Ma il discorso m&a non è chiuso

Come in un libro di Emilio Salgari, dove ogni personaggio ha una forte personalità che cozza con quella degli altri, il Romanzo Capitale di Unicredit e Banco Bpm si è concluso con il ritiro dell'offerta pubblica di scambio da parte della banca guidata da Andrea Orcel, il banchiere d'assalto della nostra galassia creditizia.

Orcel ha spiegato che l'operazione era diventata controproducente per i suoi conti e poco redditizia per i suoi azionisti. In otto mesi è successo di tutto nella penisola di Mompracem. Prima c’era stata l'impossibilità di utilizzare il Danish Compromise (lo strumento contabile che permette un alleggerimento dell'assorbimento di capitale quando si compra un asset che detiene un'assicurazione o direttamente si acquista un'assicurazione) a frenare il capo della banca di Piazza Gae Aulenti.


Poi è venuto il golden power, istituito per Dpcm, decreto del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nei panni del governatore delle Indie, a porre paletti ferrei sulle partecipate in Russia di Unicredit e sul volume degli impieghi. Paletti in parte smontati dalla Commissione Europea, l'Antitrust comunitario, che in una lunga lettera pubblicata in esclusiva da MF-Milano Finanza, ha sostanzialmente detto all'esecutivo italiano di non sostituirsi alla Bce e alla DgComp di Bruxelles, pena una procedura di infrazione.

Prima di questo colpo di scena c'era stato il Tar - un classico italiano, non della sua letteratura - e una sequela di contenziosi e carte bollate che hanno paralizzato la Consob un paio di volte e sospeso l'offerta di acquisto medesima. E che hanno reso il quadro ancora più confuso, come detto dal ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina.


In tutto questo tempo il mercato è rimasto lì a guardare e alla fine anche l'ops è finita nel cassetto. Ma i detentori di azioni Unicredit e Bpm hanno guadagnato in tutto questo periodo molto (rispettivamente +58% e +51%, più del doppio di Piazza Affari) nonostante l'apparente caos dominante.

L’intervista di Orcel a Class Cnbc

Troppo complicato, ha detto Orcel nell'intervista a Class Cnbc, andare avanti contro la burocrazia italiana e il parere negativo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ministro che con Banco Bpm, Mps e Anima, insieme a Francesco Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone, voleva costituire un terzo polo bancario, prima che Orcel con la sua ops non gli rompesse le uova nel paniere e conducesse il Monte di Luigi Lovaglio sulla strada della conquista di Mediobanca guidata da Alberto Nagel. Un'altra offerta pubblica di scambio questa che si concluderà a settembre, dando modo a tutti i Salgari della stampa di scrivere altri romanzi d'avventura finanziaria.

Una maionese impazzita, insomma, da cui al momento esce sconfitto il corsaro rosso Orcel, che medita vendetta - qualcuno sostiene che possa mettersi in contatto con i francesi di Crédit Agricole - ed emergono come vincitori Meloni, Giorgetti e Giuseppe Castagna, il combattivo comandante del brigantino Banco Bpm. Ma per quanto?

Il terzo uomo

Proprio come nei romanzi, stavolta di Alexandre Dumas, c'è il terzo uomo, l'incomodo che da lontano arriva e può sbaragliare tutto: il Crédit Agricole che con oltre il 20% al momento, forte del via libera della Bce a salire nel capitale, è diventato il primo azionista della Popolare di Milano. L'istituto francese ha messo nero su bianco che non intende lanciare a sua volta un'opa (ma una ops?) su Bpm.

Ma sarà per sempre così? L'Italia conosce bene lo spirito battagliero dei cugini francesi che in passato e in silenzio sono entrati in Tim e in Mediaset e hanno conquistato il controllo di Euronext e della Bnl. A chi fa notare a Giorgetti il frutto pericoloso della sconfitta di Orcel, il titolare di Via XX Settembre ricorda quanto ha detto all'assemblea dell'Abi, a proposito delle banche, le quali devono fare di più per famiglie e imprese e non dedicarsi solo alle sfide del risiko in corso.

Le parole di Giorgetti


«La discesa dello spread fino a 87 punti base, il livello più basso degli ultimi 15 anni, si è tradotto e si traduce in una immediata rivalutazione degli attivi delle banche, creando condizioni più favorevoli alla concessione del credito. E che anche il miglioramento del rating sovrano si è immediatamente traslato nell’upgrade di quello di molti istituti bancari. In altri termini il governo e il Ministero che rappresento in questi anni hanno fatto la loro parte», ha detto il ministro dell'Economia. «Dunque mi attenderei che le banche approfittino di questo quadro mutato e dedichino il più possibile a fare la loro: tornino a fare le banche, ovvero a raccogliere, tutelare e prestare il risparmio, guadagnando sul classico margine di interesse».

E poi la stoccata finale, come se Giorgetti avesse già presagito il ritiro di Orcel dalla contesa su Banco Bpm e una nuova attenzione di Agricole su Piazza Meda. «Sia ben chiaro che il governo non guarda alla nazionalità dei banchieri, ma soltanto alla loro capacità di rispondere a questa funzione». Per ora si tratta di un monito. Si vedrà se diventerà un vaticinio di un nuovo rimescolamento delle carte nel settore del credito con annesso Sandokan di turno. (riproduzione riservata)



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