È un dibattito che va avanti da tempo. E che si è riacceso a fine aprile quando Dla Piper ha abbandonato il verein in cerca di una maggiore integrazione finanziaria. Il primo è una struttura giuridica svizzera che concede più autonomia contabile alle divisioni locali degli studi legali internazionali, mentre il secondo è un modello accentrato con un bilancio unico per costi e profitti.
Se una decina di anni fa il verein aveva preso piede, di recente diverse law firm sono passate a una contabilità più integrata. Perché? «Per rafforzare la nostra capacità di investire in professionisti, team e tecnologie destinati a ridefinire la competizione nei principali mercati legali», ha spiegato Frank Ryan, ceo di Dla Piper.
In effetti l’integrazione finanziaria snellisce la struttura societaria e permette di decidere con rapidità, muovendosi come un’unica entità. Un vantaggio per gli studi con ramificazioni in tutto il mondo e con clienti fidelizzati che li seguono ovunque. Senza contare i benefici nella gestione dei dati grazie alla condivisione dei sistemi. Chi lo ha scelto? Tra i tanti Freshfields e Orrick.
Il verein - adottato da studi come Osborne Clarke e Dentons - lascia invece più spazio a livello locale perché, dentro un budget prestabilito, i managing partner hanno più autonomia finanziaria. Nel modello svizzero, inoltre, le regole di fatturazione non sono uniche, con tariffe orarie comuni sotto cui non si possono accettare le pratiche (nell’integrazione, comunque, questo aspetto non è sempre così rigido).
Il verein garantisce più libertà con i clienti e può aiutare gli avvocati che cercano di agganciarne di nuovi con delle concessioni economiche iniziali. Quindi il sistema svizzero può adattarsi meglio alle peculiarità dei singoli Paesi, ma rischia di appesantire la struttura organizzativa del gruppo. Pericolo che può essere limitato centralizzando aspetti cruciali come l’infrastruttura tech.
O bianco o nero allora? No, perché i due modelli non sono rigidi. Dwf, ad esempio, segue una via di mezzo: la base è l’integrazione, ma con flessibilità su compensi e bonus. (riproduzione riservata)