Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia nel 2001, in occasione del 51esimo Forum Ambrosetti di Cernobbio ha parlato alla Cnbc della politica del presidente americano Donald Trump di imporre dazi a 360 gradi e in particolare dell’accordo stretto tra Stati Uniti e Unione europea.
Stiglitz ha bocciato la politica dell’amministrazione Trump, per la quale prevede un effetto boomerang ben oltre le previsioni tracciate: «Credo che la situazione finanziaria dell’America sarà peggiore rispetto ai calcoli e alle proiezioni che vengono fatte adesso sugli introiti dai dazi», ha commentato il premio Nobel, sostenendo che le aziende - pur in maniera non rapida - «aggiusteranno le supply chain» in modo tale di «importare i beni al prezzo più basso possibile», ossia trovando la strada che garantirà alle società «il minor impatto possibile dai dazi». Per questo ritiene che il vantaggio reale per gli Stati Uniti sarà inferiore rispetto alle proiezioni dell’amministrazione Trump.
Stiglitz si è poi concentrato sull’accordo commerciale raggiunto tra Washington e Bruxelles. L’Europa, ha puntualizzato il premio Nobel, ha fatto un «cattivo affare», considerata l’entità degli scambi tra i due partner. «L’Ue forse sta facendo del suo meglio in una brutta situazione, ma non si tratta solo di commercio», ha aggiunto. «L’Europa avrebbe dovuto ottenere un accordo migliore: ha fatto un cattivo affare, assolutamente».
Tuttavia, di fatto, l’Ue si è trovata sotto scacco dovendo gestire il conflitto Ucraina-Russia ai confini continentali. «L'Europa è in guerra: tutti sanno che è in guerra, anche gli Stati Uniti», ha spiegato Stiglitz illustrando il ragionamento per cui, secondo lui, si è arrivato a un accordo-capestro per Bruxelles. Trump «sa che l’Europa è in guerra e che non ha ancora la capacità difensiva per combattere da sola».
Questo perché negli anni, ha illustrato Stiglitz, l’Europa «si è rilassata troppo» sul fronte della difesa, delegando agli Stati Uniti il ruolo di protettore dell’Occidente, anche se «nessuno poteva immaginare una guerra di terra di questo genere, e per ciò è stata colta di sorpresa». Il risvolto positivo è che il riarmo porterà l’Europa ad «avere una sovranità nazionale e per averla è necessario essere in grado di difendersi».
Il premio Nobel ha poi concluso spiegando che «tutti avrebbero dovuto rendersi conto che gli Stati Uniti non erano un partner affidabile già nel 2017, quando Trump è salito al potere per la prima volta, ma non hanno fatto propria quella lezione», ha concluso Stiglitz. (riproduzione riservata)