Stellantis si prepara all’ipotesi che il nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico (Usmca) non riporti il settore automobilistico nordamericano al regime di dazi zero. A dirlo è il ceo di Stellantis in Canada, Trevor Longley, secondo quanto riportato da Automotive News, sottolineando come il gruppo preferisca concentrarsi sulla definizione del nuovo quadro commerciale piuttosto che fare previsioni sull’entità delle future tariffe.
«Non sono sicuro che torneremo a zero dazi», ha dichiarato Longley a margine delle celebrazioni per il trentesimo anniversario dell’Automotive Research and Development Centre di Windsor, in Ontario. Il manager ha spiegato che il gruppo dovrà valutare attentamente tutti gli elementi del nuovo assetto commerciale per capire quale sarà il livello di dazi con cui potrà convivere nel lungo periodo. «Siamo un’azienda flessibile, abbiamo già affrontato altre sfide in passato. Siamo in Canada da 100 anni e crediamo di avere un futuro produttivo nel Paese».
L’incertezza nasce dal fatto che l’amministrazione del presidente americano Donald Trump ha deciso di non rinnovare automaticamente l’Usmca per altri 16 anni, aprendo invece la strada a revisioni annuali dell’accordo. Nel frattempo, i veicoli assemblati in Canada ed esportati negli Stati Uniti continuano a essere soggetti a dazi fino al 25% sulla quota di componenti non statunitensi.
Per Stellantis il nodo principale non è tanto l’aliquota finale, quanto la prevedibilità delle regole. «La nostra priorità è avere stabilità e sapere quale sarà il quadro di lungo termine», ha spiegato Longley, ricordando che il gruppo realizza investimenti miliardari sia negli Stati Uniti sia in Canada e ha quindi bisogno di certezze, e di un quadro normativo il pià possibile chiaro e stabile, per allocare correttamente il capitale e garantire attività redditizie.
Il manager ha confermato che Stellantis è in costante dialogo con i governi del Canada e degli Stati Uniti durante i negoziati sul nuovo accordo commerciale, con l’obiettivo di individuare una soluzione sostenibile per l’intero settore automobilistico nordamericano.
L’incertezza sul fronte geopolitico e commerciale pesa anche sul futuro dello stabilimento di Brampton, in Ontario, che è fermo dopo che la produzione della nuova Jeep Compass è stata trasferita in Illinois. Longley ha ribadito che sono in corso confronti con il governo canadese e con il sindacato Unifor per individuare una soluzione industriale di lungo periodo, senza però indicare una tempistica.
Il manager ha evitato di commentare le indiscrezioni secondo cui Stellantis avrebbe valutato l’assemblaggio nello stabilimento canadese di veicoli elettrici Leapmotor importati dalla Cina in kit, ipotesi che sarebbe stata respinta sia dal governo federale sia dallo stesso sindacato. E non ha parlato nemmeno dell’ipotesi di una conversione dell’impianto al settore della difesa.
Longley ha poi anche respinto l’idea che il gruppo guidato da Antonio Filosa stia rallentando la propria strategia sull’elettrico. Secondo il ceo di Stellantis in Canada, la casa automobilistica continuerà a sviluppare parallelamente modelli elettrici e con motori tradizionali, facendo leva anche sulle competenze maturate in Europa per affrontare la crescente concorrenza dei costruttori cinesi. «La competizione sarà intensa, ma alla fine renderà tutti noi migliori». (riproduzione riservata)