Il Census Bureau degli Stati Uniti ha pubblicato le ultime statistiche sulle vendite residenziali, che hanno evidenziato un netto calo nel mese di febbraio. Le vendite di nuove case unifamiliari sono infatti pari a 775mila unità (-18,2%).
Delusione da parte degli analisti che si aspettavano una diminuzione molto più contenuta (-6,5% a 875 mila). Le ragioni del crollo sembrano essere attribuibili, almeno in parte, al maltempo che ha colpito soprattutto gli Stati del Sud del Paese. Secondo quanto spiegato ieri dal Wall Street Journal però ci sarebbe una diversa e più concreta motivazione. Le vendite di case in genere subiscono un brusco rallentamento in inverno per poi riprendersi in primavera, rispondendo all’esigenza delle famiglie di avere a disposizione la propria abitazione per il mese di settembre.
Nell’ultimo anno però, sembra che la pandemia da Covid-19 abbia intimorito i proprietari degli immobili che si sono dimostrati riluttanti alla vendita. Lawrence Yun, capo economista della National Association of Realtors, ha affermato che proprio la carenza di offerta è stata una delle ragioni principali per cui si è verificato un crollo così forte delle vendite degli immobili. Alla fine di febbraio c’erano 1,03 milioni di case in vendita negli Usa, il livello è sceso del 29,5% da febbraio dell’anno precedente, un calo annuo senza senza precedenti secondo il Nar.
“Non è dunque la domanda che sta scomparendo dal mercato. È davvero la mancanza di offerta il problema", ha concluso il capo economista. (riproduzione riservata)
