
Lo studio di Excellence analizza per il mercato italiano dati Bankitalia e Assoreti (2013-2023) e per gli Usa quelli di Federal Reserve e Investment Adviser Association (2010-2022). Negli anni presi in considerazione, la quota di mercato delle Reti italiane come Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Allianz Bank e Azimut rispetto alla ricchezza finanziaria totale delle famiglie ha raggiunto il 12% rispetto al 67% degli Usa, i clienti dei consulenti in Italia sono passati da 3,3 a 4,6 milioni e in Usa da 23,2 a 54,4 milioni, da ultimo i consulenti finanziari in Italia da 21.299 a 21.491 (appena +0,1% il tasso annuo composto di crescita negli ultimi dieci anni) e in Usa da 222mila a 390mila (+4,8% il tasso annuo composto di crescita).
La ricerca ipotizza inoltre che traguardando il 2035 si possano mantenere per il nostro Paese i tassi di crescita sperimentati negli ultimi dieci anni e contemporaneamente si debba porre un vincolo al numero di clienti che nel futuro ogni consulente potrà gestire con successo (ipotesi di 250 clienti per CF). In tale scenario ci si troverebbe al 2035 con la ricchezza finanziaria totale delle famiglie italiane che salirebbe a 7.200 miliardi e le Reti di consulenti finanziari che aiuterebbero a gestire circa il 23% di tale ricchezza, il portafoglio medio dei consulenti finanziari salirebbe fino a 60 milioni pro capite a partire dagli attuali 30 milioni, con una qualità media della clientela in netto miglioramento (da circa 135mila euro per cliente a quasi 250mila euro per cliente), ma soprattutto ci sarebbe spazio per circa 28.321 consulenti finanziari (con una variazione rispetto ad oggi di + 6.830).
“Il nostro lavoro – afferma Maurizio Primanni, ceo Excellence Consulting – parte dal confronto dei trend di crescita tra il mercato italiano e quello Usa per giungere a rappresentare un’anomalia del mercato italiano: il potenziale di crescita dell’industria della consulenza finanziaria potrebbe essere limitato dalla difficoltà a far crescere il battente totale di consulenti finanziari attivi sul mercato. Si parla spesso da ultimo di governo del passaggio generazionale tra consulenti finanziari, ma il problema potrebbe essere più ampio, si pone urgentemente la questione di incrementare adeguatamente la popolazione dei consulenti finanziari per sfruttare appieno le opportunità di crescita dell’industria.
C’è una buona probabilità che in Italia nei prossimi 10-12 anni ci sarà bisogno di circa 7.000 consulenti, che dovranno aiutare i clienti a gestire una quota di ricchezza finanziaria che arriverà a quasi il 25% di quella totale delle famiglie del nostro Paese. È necessario certamente creare un ponte tra vecchie e nuove generazioni, puntando anche sul lavoro in team, ma soprattutto occorrerà approntare degli efficaci percorsi di professional development dei neo-inseriti nelle reti, per accelerare l’onboarding e la crescita di nuovi consulenti finanziari, magari andando ad attingere anche da altre professioni, come è stato fatto proprio nel mercato Usa.”
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