Prima il volo e poi il declino. Il titolo di SpaceX, la società spaziale di Elon Musk quotata dal 12 giugno, ha portato a termine l’ipo più grande della storia con una raccolta di circa 75 miliardi di dollari e una valutazione di ben 1.800 miliardi. Sul mercato il titolo ha corso fino a superare i 200 dollari nei primi giorni, oltrepassando temporaneamente la capitalizzazione di Amazon. Ma l’ascesa è durata poco.
Venerdì 17 le azioni viaggiavano intorno a 125 dollari l’una, al di sotto del prezzo di collocamento di 135 dollari. Questo nonostante l’inserimento del titolo nel Nasdaq 100, il paniere che raggruppa le 100 maggiori società non finanziarie quotate sul listino tecnologico, a partire dal 7 luglio. E senza che siano scaduti i numerosi lock-up previsti per gli insider in fase di ipo.
La prima finestra temporale da tenere d’occhio coincide con la stagione delle trimestrali.
La prima relazione finanziaria post-ipo del gruppo di Musk è attesa a inizio agosto. Due giorni dopo alcuni investitori della prima ora potranno sbloccare fino al 20% delle loro quote, con vendite potenziali stimate in oltre 911 milioni solo in questa tornata. Un altro 10% si potrà liberare se il titolo tratterà a un prezzo superiore del 30% rispetto all’ipo per cinque dei dieci giorni successivi alla trimestrale.
Inoltre, senza considerare l’andamento in borsa, i soci potranno cedere tranche del 7% a 70, 90, 105, 120 e 135 giorni dalla quotazione. Quindi a partire dalla fine di agosto. Un ulteriore 28% si sbloccherà con i conti del terzo trimestre, le azioni rimanenti a sei mesi dall’ipo. Ma non per Musk: il ceo, che ha in mano l’85% dei diritti di voto, è vincolato da un lock-up di 366 giorni che si estende ad alcuni grandi investitori.
Tutti questi movimenti influiranno in modo notevole sul flottante, al momento dell’ipo intorno al 5%. Nel complesso le restrizioni in scadenza entro l’8 dicembre porteranno le azioni potenzialmente negoziabili al 40% del totale, mentre il restante 60%, inclusa la quota di Musk, sarà vincolato fino a metà 2027.
Nel frattempo il titolo è entrato a far parte dell’indice Russell 1000 e del Nasdaq 100, grazie alla fast track per le mega cap di nuova quotazione. Questa è stata introdotta dal Nasdaq a marzo in vista delle maxi ipo previste quest’anno, a partire proprio da quella di SpaceX e - a meno di rinvii - di OpenAI e Anthropic, attese alla prova della borsa dopo l’estate.
Così SpaceX ha avuto accesso al Nasdaq 100 dopo appena due settimane di scambi, dal momento che rientra tra le prime 40 società del Nasdaq per capitalizzazione.
Il titolo resta, invece, escluso dall’S&P 500, l’altro indice molto ambito perché dà esposizione a una platea molto vasta di investitori. In questo caso le regole di accesso non sono state modificate e l’azienda di Musk dovrà aspettare almeno un anno. All’S&P 500 si accede infatti con almeno quattro trimestri chiusi in utile e SpaceX ha archiviato i primi tre mesi del 2026 con una perdita netta di oltre 4 miliardi.
L’ingresso nel Nasdaq 100 implica che tutti i fondi passivi che replicano l’indice devono acquistare il titolo. Di conseguenza, gli analisti si aspettavano una significativa ondata di acquisti con una domanda di oltre 4 miliardi che avrebbe dovuto sostenere il titolo nel breve termine. Ma per ora è successo il contrario: dal giorno dell’ammissione nel Nasdaq 100 SpaceX è scesa da circa 150 dollari per azione a 124. La domanda a cui rispondere ora diventa se questo calo è solo temporaneo e,in aggiunta, dove può davvero arrivare il titolo.
Su MarketScreener, dove è seguita da un trentina di analisti, l’azione SpaceX ha un rating medio di Buy con un prezzo obiettivo medio di 240 dollari. Tuttavia la forchetta dei valori è proprio molto ampia: il target price più basso è di 62 dollari, quello più alto di ben 800 dollari. (riproduzione riservata)