Se nei mercati pubblici l’integrazione degli aspetti Esg è un fenomeno ormai ampiamente diffuso, i mercati privati stanno iniziando solo ora a mettersi al passo nell’adozione di criteri e indicatori di sostenibilità coerenti. Applicare un approccio univoco all’analisi Esg nel credito privato è certamente complesso vista la molteplicità di caratteristiche e rischi associati alle diverse asset class che compongono l’universo investibile. Gli investimenti diretti nel segmento immobiliare, i mercati degli Abs o il direct lending presentano specificità e fattori di rischio che li rendono più o meno facilmente permeabili all’applicazione di standard di misurazione coerenti. In aggiunta, l’orizzonte temporale dell’investimento può variare enormemente e gli impatti di alcuni rischi Esg possono esprimersi solo con il passare del tempo, rendendo cruciali il monitoraggio e l’engagement su base continuativa. Del resto, per i mercati privati non esiste ancora un benchmark condiviso, come avviene per gli asset pubblici. I gestori tendono a valutare gli aspetti di sostenibilità autonomamente, assegnando un punteggio a ogni asset o società sulla base di ricerche e analisi approfondite e qualitative. Un approccio che porta inevitabilmente al proliferare di metodologie diverse tra loro. Nonostante queste difficoltà, gli investimenti nel mercato privato si prestano senz’altro a configurarsi come sostenibili. In primo luogo perché i gestori del credito privato instaurano abitualmente un dialogo regolare e diretto con le società partecipate, facendosi diretti portatori delle istanze di sostenibilità e vigili giudici dell’operato delle aziende a cui concedono i loro prestiti.
La capacità di costruire relazioni a lungo termine con mutuatari ed emittenti è estremamente utile, specialmente nell’ambito degli investimenti a impatto positivo. Poiché il debito privato finanzia tipicamente progetti specifici o imprese di piccole dimensioni, dovrebbe essere più facile identificare, definire e misurare l’impatto sociale o ambientale positivo, rispetto a quanto accade con gli investimenti in grandi aziende quotate. Inoltre, le piccole aziende che possono contare solo su pochi investitori nelle proprie obbligazioni sono di solito desiderose di impegnarsi in questo senso, offrendo accesso al management e rendendosi disponibili a facilitare un cambiamento virtuoso nel modo di fare business. Alcune aree dei mercati privati già si stanno distinguendo positivamente. Incoraggianti per esempio i progressi realizzati nell’ambito dell’edilizia sociale, in cui l’assenza di uno standard comune per il settore rappresentava un ostacolo a misurazioni e reporting Esg coerenti. Un intervento era necessario per sbloccare il capitale privato e contribuire ad affrontare la crisi degli alloggi nel Regno Unito. L’anno scorso, M&G ha collaborato con le associazioni edilizie, enti finanziari e altri investitori per sviluppare e lanciare il primo standard comune di rendicontazione in materia di sostenibilità per l’edilizia sociale. Collaborazioni analoghe stanno interessando anche altre classi di attività; maggiore è il nostro impegno a sostegno di iniziative per la diffusione di standard comuni, meglio saremo in grado di accelerare la transizione. Il mondo ha bisogno di investimenti su vasta scala per affrontare una lunga serie di sfide ambientali e sociali, rese oggi più impellenti dalle conseguenze della pandemia. Sebbene ci sia ancora molto lavoro da fare, gli investitori istituzionali possono essere in prima linea nel cambiamento. In un contesto in cui l’obiettivo di generare rendimenti finanziari, si accompagna indissolubilmente all’esigenza di apportare un contributo positivo al pianeta e alla società, la capacità di focalizzarsi su transazioni negoziate privatamente e di gestire il rischio attraverso relazioni trasparenti e dirette con i mutuatari sono elementi indispensabili. (riproduzione riservata)