
La maggior parte dei consulenti italiani ancora fatica a entrare in contatto con i Millenial. Lo rileva il sondaggio MFS Heritage Planning, realizzato da MFS Investment Management, che ha coinvolto 525 investitori italiani e 300 consulenti finanziari attivi in Italia.
Dall'indagine, che esamina gli atteggiamenti, le percezioni e i comportamenti degli investitori Millennial, che in Italia rappresentano il 20% della popolazione (11,8 milioni di persone), si evidenzia come solo il 32% dei consulenti ritenga di riuscire ad attrarre quest'ultimi in modo efficace.
In realtà il momento per mettersi in contatto con gli investitori Millennial potrebbe non essere mai stato così propizio: l'80% ha dichiarato di avere poca fiducia nella propria capacità di affrontare i problemi finanziari. Ciononostante, la maggior parte dei consulenti ritiene di essere, nel migliore dei casi, solo marginalmente efficace nell'attrarre i clienti Millennial e circa la metà ritiene che gli investitori più giovani non trovino valore nei servizi che offre. L'errata percezione della ricchezza dei Millennial è il motivo principale per cui il 35% dei consulenti non segue questa generazione. Circa uno su tre crede di non avere un modello di business appropriato per gli investitori più giovani e uno su quattro è convinto che i Millennial necessitino di più supporto e attenzione di quanto il consulente sia disposto a fornire.
"Gli investitori Millennial italiani sono quelli che hanno ereditato o erediteranno la ricchezza dei Baby boomer, quindi i consulenti dovrebbero cercare di capire come interagire meglio con questa generazione e qual è il modo migliore per aiutare gli investitori Millennial avversi al rischio a capire l'importanza di accrescere il proprio patrimonio. È importante che il consulente riconosca le esigenze del cliente e la sua propensione al rischio, oltre a fissare obiettivi a lungo termine", ha commentato Andrea Baron, managing director, Italy di MFS Investment Management.
Dal sondaggio emerge che meno di un quarto degli intervistati si considera tollerante al rischio e che il 68% ha rinviato o prevede di rinviare almeno un importante evento della propria vita, come l'arrivo dei figli, l'acquisto di un'automobile o l'avvio di una nuova attività professionale, per via della propria situazione finanziaria. Per quanto riguarda la tolleranza al rischio, oltre la metà degli investitori Millennial italiani si considera prudente o molto prudente. Solo uno su quattro si considera "tollerante al rischio", e per le investitrici la percentuale è più bassa (20%). Tre su dieci ammettono che il loro fabbisogno di consulenza professionale è aumentato negli ultimi 12 mesi.
Solo il 40% di chi riceve patrimoni in eredità prevede di lasciare il denaro dove si trova. Uno su quattro intende spostarne la maggior parte presso un'altra società o un altro consulente e il 13% è deciso a spostare tutto presso un'altra società o un altro consulente. Circa il 60% degli intervistati si è dichiarato interessato a discutere con un consulente finanziario della gestione del patrimonio familiare. E soprattutto, oltre il 90% di chi ha avuto queste conversazioni le ha ritenute utili.
Commentando questi risultati, Baron ha dichiarato: "I Millennial sono sempre più decisi ad avere un maggiore controllo sul proprio futuro finanziario. Ciò crea per i consulenti sempre maggiori opportunità per modificare il proprio attuale approccio e il proprio atteggiamento nei confronti di questa generazione e per apportare la necessaria credibilità insieme a una guida più personalizzata. Questo cambiamento è fondamentale non solo per i Millennial, ma anche per assicurarsi che i servizi di consulenza in Italia abbiano un futuro", ha concluso.