«C’è la convinzione, da parte di alcune persone, che tutti i dati siano necessari (per allenare l’Intelligenza Artificiale, ndr) e che tutti i dati siano preziosi. In realtà, non è così. Noi non vogliamo allenarci sui dati del New York Times, per esempio». Con queste parole Sam Altman, ceo di OpenAI, ha detto alla Bloomberg House del World Economic Forum, in corso a Davos (Svizzera), che da ora in avanti ChatGpt non si addestrerà più con i pezzi del giornale americano. A dicembre il NYT ha fatto causa a OpenAI e Microsoft per violazione del copyright.
Intanto sono in corso trattative con altri editori per accordi di licenza che mettano OpenAI al riparo da ulteriori problemi legati ai diritti d’autore. La lista di chi si è seduto al tavolo con Altman, per ora, include (tra i nomi noti) il gruppo Axel Springer e Associated Press, ma forse anche CNN e Time.
Alla fine di dicembre il New York Times ha avviato una causa contro la startup di Altman, che a novembre 2022 ha lanciato ChatGpt, e contro Microsoft che ha finanziato OpenAI con 13 miliardi di dollari solo nel 2023. La decisione di portare le due società in tribunale nasce dalla constatazione che «milioni di articoli del New York Times sono stati utilizzati per addestrare i chatbot che ora gli fanno concorrenza», ha scritto lo stesso NYT il 27 dicembre.
Il problema, dunque, non è solo che un’enorme mole di materiale del New York Times sia stato dato in pasto a ChatGpt per mettere a punto il large language model, che guida il chatbot. Ma che questo, sotto richiesta, possa riprodurre gli articoli del NYT o produrne di nuovi, diventando a tutti gli effetti un concorrente (sleale) dello stesso giornale da cui ha preso le informazioni.
Se i rapporti con il NYT sembrano interrotti, a gennaio la società di Altman starebbe trattando con decine di editori per chiudere degli accordi di licenza come quello già raggiunto a dicembre con Axel Springer, editore (tra gli altri) di Politico e Bild Zeitung. O quello firmato alcuni mesi prima con Associated Press. In entrambi i casi i dettagli economici della partnership non sono stati resi noti.
Nel caso delle trattative in corso, secondo The Information OpenAI sarebbe disposta a mettere sul tavolo una retribuzione compresa tra 1 e 5 milioni di dollari per gli editori coinvolti. Tra questi, riporta Bloomberg, CNN, Fox Corp. e Time.
«Quello che vogliamo fare con gli editori - se lo vorranno - è che quando uno dei nostri utenti chiederà (a ChatGpt, ndr) che cosa è successo oggi a Davos, noi potremo dire: ecco un articolo di Bloomberg, ecco un articolo del New York Times», ha detto Altman al World Economic Forum. «Alcuni vogliono collaborare con noi, altri no». (riproduzione riservata)