«Se si vuole lanciare una start up in Italia bisogna avere molta ambizione e rischiare». Questo il consiglio di Alberto Dalmasso, ceo e co-fondatore di Satispay, che di rischio se ne intende: nel 2013 ha puntato tutto su un’idea innovativa che ha attirato gli investitori: «Noi abbiamo azzeccato come fare raccolta di capitali. Non siamo nella Silicon Vallley, qui ci sono pochi venture capital e noi abbiamo scelto di parlare con imprenditori e manager», ha detto Dalmasso. «Dopo tre incontri abbiamo capito che era tempo perso con fondi italiani perché continuavano a farci le stesse domande e quindi o non erano convinti, oppure non avevano i capitali e stavano prendendo tempo».
Ed è proprio la differenza tra Usa e Italia il fulcro dell’incontro, andato in scena durante il Salone del Risparmio, dal titolo: «Sindrome da crescita: perché l’Italia deve imparare ad osare di più» - organizzato da Banor, una delle principali società italiane indipendenti specializzate in wealth management. Il panel, moderato dal ceo di Will media Riccardo Haupt, ha visto la partecipazione di Dalmasso e di Nicolò di Giacomo, head of family office di Banor sim.
«La differenza tra americani ed europei è che i primi cercano i motivi del perché la tua impresa potrà avere successo, mentre i secondi vedono i motivi per i quali potresti fallire». Così Dalmasso ha spiegato la differenza di vedute tra i due continenti. Anche per questo motivo, il ceo di Satispay ha consigliato ai giovani che vogliono avviare una nuova start up di puntare in alto, senza essere frenati dalla quantità di capitale che si potrà raccogliere. «Gli imprenditori devono essere ispiratori. Raccontare la loro storia e impegnarsi al 100%. Il consiglio che posso dare è che in Italia bisogna prima parlare con chi ha i capitali e poi con i fondi», ha affermato Dalmasso.
Il gap di visione negli investimenti si vede anche nelle famiglie italiane. Soprattutto tra le diverse generazioni. «La cultura dell’investimento è cambiata molto. I più giovani entrano in maniera più marcata nel processo decisionale e sono molto più attivi nel fare domande», ha detto Di Giacomo. «Spesso le famiglie non hanno un orizzonte culturale per investire di 10-15 anni. E questo dipende molto con quale generazione si parla».
Resta lo scoglio del fare impresa nello Stivale. Dalmasso ha ribadito che servono «decisioni forti e coraggiose per non morire». L’insieme di un’economia che non cresce, misto ad una mentalità che punta a salvare solo le imprese storiche, è un freno all’imprenditorialità nel Paese. Ma potrebbe esserci una via d’uscita: «C’è la possibilità che la tecnologia, ormai così potente, possa ribaltare le sorti del Paese, anche se non si vuole», ha detto il ceo di Satispay. «L’Italia arriverà a chiedersi come stimolare l’innovazione quando sarà troppo tardi».
Infine, Dalmasso ha rilanciato l’idea di creare un fondi pensioni. La decisione è maturata perché le nuove generazioni sono molto più attente ai propri risparmi, in quanto consapevoli di non poter contare interamente sul supporto dello Stato. «Il fondo pensione è una cosa in cui credo molto e in cui dovremmo investire a lungo». (riproduzione riservata)